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01 Febbraio 2026 - 08:06
La volpe Renart ha rubato il formaggio. La volpe Renart ha ingannato il corvo Tiecelin. La volpe Renart si è presa gioco di Isengrino il Lupo. La volpe Renart va processata, condannata, punita!
... o forse no?
Cosa ha da dire, a sua discolpa, la volpe Renart?
E chi giudicherà i suoi "reati", davanti al Re Nobile il Leone?
Tutto questo è accaduto al Teatro "Baretti" di Mondovì: dove ieri, sabato 31 gennaio, è andato in scena "Renart - processo a una volpe" di Kronoteatro. Uno spettacolo davvero interessante, probabilmente uno dei più singolari tra quelli che fanno parte del cartellone della rassegna Teatro per famiglie, che sta andando in scena in questi giorni a Mondovì e a Ceva.
Sul palco, sotto forma di pupazzi da animare su un plastico, c'è la corte del Re Nobile il Leone. Coi suoi sudditi, i quali - uno dopo l'altro - raccontano e denunciano di fronte al re le malefatte della volpe Renart il Rosso.
Una vicenda che trae spunto dal testo popolare del Basso Medioevo galloromanzo “il Romanzo di Renart la Volpe” ma adattato per un pubblico dai 7 ai 12 anni.
Una storia che è divertente, buffa, ironica. A tratti anche tesa, altre volte romantica... ma soprattutto tanto, tanto profonda.
Ed è messa in scena dall'eccezionale Filippo Tampieri: burattinaio, attore dalla voce quasi mutaforma, giullare, ballerino, cantante, che tra un innesto musicale e l'altro (divertentissimi: si va dal blues alla trap, all'indie) porta i piccoli spettatori attraverso il racconto di tutti i crimini commessi dalla volpe: raggiro, furto, persino un tentato omicidio. Presentati, come accade nei veri processi, dal punto di vista delle vittime.
La messa in scena ha una regia molto ben elaborata: fatta di immagini, suoni e luci, assolutamente immersiva grazie a un paio di trovate non così scontate. Il plastico coi pupazzi degli animali antropomorfi diventa ben più di un oggetto di scena quando i burattini, mossi dalle mani di Tampieri, vengono ripresi dalla telecamera che proietta le loro immagini, in presa diretta, sul fondale. L'effetto è quasi cinematografico.
E alla fine? Alla fine il processo c'è davvero. E siccome un processo deve avere una giuria e una sentenza... il finale non è scritto: perché il verdetto finale lo decidono i bambini, per alzata di mano. Quale sarà la pena inflitta a Renart? Prigionia, esilio o ammenda e perdono?
È il pubblico a fare da giuria. I "baroni", che il re chiama a raccolta nell'ultimo atto, sono gli spettatori. Non siamo tanto distanti dall'immersività di alcuni giochi di ruolo. E l'effetto è davvero singolare. Quando la quarta parete si abbatte, il teatro diventa l'aula di un tribunale vero e proprio.
Ma il cuore di tutto è l'appello finale di Renart: che non chiede clemenza, ma un giusto processo. La sua voce non è rivolto al Re, ma a noi: che il verdetto sia "giustizia", e non "vendetta".
Come è finita? Questo... lo sa solo chi era lì.
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