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14 Febbraio 2026 - 16:44
I medici e il paziente, dopo l'operazione
Per la prima volta al mondo salvato da trapianto di cuore-fegato in blocco giovane paziente nato con organi invertiti "a specchio", presso l'ospedale Molinette di Torino
All'ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino è stato realizzato un intervento senza precedenti a livello mondiale: un trapianto combinato di cuore e fegato su un giovane di 32 anni nato con una rarissima condizione anatomica, il situs viscerum inversus, in cui gli organi interni sono disposti "a specchio" rispetto alla posizione normale.
Il ragazzo, originario della Campania, era affetto fin dalla nascita da una grave cardiopatia congenita che aveva richiesto tre interventi a cuore aperto durante l'infanzia e l'adolescenza. Sebbene questi interventi gli avessero permesso di raggiungere l'età adulta, nel tempo avevano provocato un progressivo deterioramento del fegato, evoluto in cirrosi. Nell'ultimo anno la situazione si era ulteriormente aggravata con la comparsa di un carcinoma epatico. Terapie interventistiche locali avevano inizialmente contenuto la malattia, ma la comparsa di un nuovo nodulo aveva reso urgente un trapianto combinato di cuore e fegato, unica possibilità di salvezza.
La presenza del situs viscerum inversus rappresentava però un ostacolo enorme: l'anatomia completamente invertita del paziente rendeva estremamente complessa la possibilità di impiantare organi donati, che invece presentano una disposizione normale.
I curanti campani hanno riferito quindi il paziente ad un' équipe multidisciplinare della Città della Salute di Torino, composta dal cardiochirurgo Carlo Pace Napoleone e dal cardiologo Giuseppe Annoni dell'ospedale Infantile Regina Margherita congiuntamente agli specialisti dell'ospedale Molinette: l'epatologa Silvia Martini, i cardiochirurghi Mauro Rinaldi e Massimo Boffini ed il chirurgo epatico nonché Coordinatore Regionale Trapianti Renato Romagnoli, che ha studiato e condiviso una strategia innovativa per tentare ciò che non era mai stato fatto prima: inserire il paziente in lista d'attesa per trapianto cuore-fegato in blocco.
Finalmente una sera il Coordinamento Donazione e Prelievi del Piemonte (diretto da Anna Guermani) ha segnalato al Centro Regionale Trapianti Piemonte (diretto da Federico Genzano) ed al Centro Nazionale Trapianti di Roma (diretto da Giuseppe Feltrin) la disponibilità di un donatore compatibile, e si è attivata una macchina organizzativa imponente che ha coinvolto decine di operatori sanitari e non.
Mentre il paziente veniva preparato nella sala operatoria della Cardiochirurgia dell'ospedale Molinette, un' équipe multi-specialistica, composta dal cardiochirurgo Giacomo Maraschioni e dal chirurgo epatico Damiano Patrono si è recata nell'ospedale del donatore per prelevare il blocco cuore-fegato, mantenendosi in strettissima comunicazione con l'équipe trapianto, e, quando il blocco cuore-fegato del donatore è giunto in Molinette, nella sala del trapianto il campo operatorio era pronto ad accogliere il preziosissimo dono.
Sotto la supervisione di Mauro Rinaldi, Carlo Pace Napoleone dell'ospedale Infantile Regina Margherita insieme con Massimo Boffini ed Antonino Loforte, Erika Simonato e Matteo Marro della Cardiochirurgia delle Molinette, con il supporto anestesiologico di Maria Luisa Contristano, hanno eseguito l'impianto del cuore mantenuto in continuità con il fegato.
In contemporanea Renato Romagnoli, Elena Mazza e Paolo Ossola della Chirurgia del Trapianto di Fegato, con la collaborazione anestesiologica di Chiara Stratta e Donatella Di Francesco, hanno impiantato il fegato nella posizione fisiologica nell'addome del paziente.
Sono state in totale diciassette ore di sala operatoria, di cui più di dodici ore di chirurgia. Lunghe ore in cui l'anatomia anomala del paziente ha obbligato ad essere "creativi", costruendo connessioni vascolari nuove, utilizzando segmenti di vasi prelevati dallo stesso donatore e percorrendo strade innovative. Alla fine, il blocco cuore-fegato è ripartito ed il sangue è tornato a scorrere fisiologicamente.
Il decorso post-operatorio è stato complesso, come prevedibile in un intervento di tale portata, gestito comunque con successo dall'équipe della Cardio-Rianimazione (diretta da Anna Trompeo), con l'ausilio degli infettivologi diretti da Francesco Giuseppe De Rosa, dei nefrologi diretti da Luigi Biancone e dei chirurghi vascolari ospedalieri diretti dal dottor Aldo Verri. Il paziente è ora ricoverato in area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato ed il suo percorso di riabilitazione prosegue positivamente.
"Una storia a lieto fine che ancora una volta diventa esempio delle eccellenze della nostra Città della Salute e della Scienza a livello europeo e mondiale e del valore dei nostri operatori. I nostri professionisti sanitari hanno reso possibile ciò che non lo sembrava essere più in una situazione disperata. Un modello che verrà esportato nel nuovo Parco della Salute, della Ricerca e dell'Innovazione. Un doveroso ringraziamento al donatore e alla sua famiglia, che hanno reso possibile questo miracoloso trapianto combinato" commenta Livio Tranchida (Direttore generale della CDSS).
"Una volta di più il Sistema Trapianti della Regione Piemonte si conferma ai vertici italiani ed europei con un trapianto di cuore - fegato di eccezionale difficoltà tecnico-organizzativa. La bravura dei nostri professionisti ha reso possibile questo intervento che apre una nuova frontiera nei trapianti combinati. Ennesima conferma di quanto CDSS meriti il ruolo di IRCCS Trapianti" dichiara Federico Riboldi (Assessore alla Sanità della Regione Piemonte).
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