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15 Febbraio 2026 - 17:56
Il presidente del Comitato, Davide Prato
Non si sono fatte attendere le reazioni a seguito dell’incontro a Ceva con l’assessore alla Sanità Federico Riboldi. Interviene dunque il Comitato in difesa del cebano che non nasconde perplessità soprattutto per quanto riguarda il personale medico e il Pronto soccorso. «Abbiamo partecipato anche noi - spiega il presidente Davide Prato - all’incontro dello scorso 11 febbraio a Ceva sull’Ospedale con l’Assessore alla Sanità regionale, Federico Riboldi, e gli altri amministratori locali intervenuti. Come noto, durante l’incontro sono stati annunciati l’apertura di un reparto destinato ad ospitare 20 posti letto di lungodegenza (il cosiddetto “Ospedale di Comunità”), l’attivazione di un poliambulatorio specialistico (la cosiddetta “Casa di Comunità”) e l’acquisto di una nuova TAC (in sostituzione di quella attualmente presente).
Data la carenza di personale medico ed infermieristico riconosciuta dallo stesso Assessore non è chiaro con quali risorse verrà assicurata l’operatività dei posti letto di lungodegenza e del poliambulatorio, ma sono segnali di attenzione al nostro Ospedale che comunque apprezziamo. Ciò, a condizione, però, che non sia compromessa in alcun modo l’erogazione degli altri servizi sanitari attualmente offerti a Ceva, come, in effetti, è stato garantito. Tuttavia, i nuovi investimenti annunciati per l’Ospedale incontrano solo parzialmente le esigenze del territorio.
E’ vero che la presenza di una quota sempre più ampia di popolazione anziana fa crescere la domanda di ricoveri di lungo periodo, ma è altrettanto, e forse ancora più vero, che la collocazione dell’Ospedale di Ceva lo rende un presidio essenziale per la gestione delle emergenze nel nostro territorio. Lo abbiamo detto molte volte e torniamo a ripeterlo: da Mondovì fino a Savona l’unico Pronto Soccorso presente è quello di Ceva ed è dunque decisivo non solo il mantenimento, ma anche il potenziamento dello stesso, cominciando dalla riapertura H24, che torniamo a chiedere con forza. Come abbiamo detto all’Assessore nel corso dell’incontro, non può essere un alibi permanente la penuria di medici di cui il Paese sta soffrendo in questa fase storica: è da anni che stiamo portando avanti questa richiesta e riteniamo pertanto che, nell’ambito di un organico come quello della Sanità regionale piemontese, sia comunque possibile trovare le soluzioni organizzative adeguate allo scopo.
E chiediamo altresì che vada nella stessa direzione di rafforzamento del presidio delle emergenze a Ceva il protocollo d’intesa siglato con la Regione Liguria, risultato di una nostra proposta. Chiediamo, in particolare, che l’accordo si traduca in decisioni concrete, volte a far sì che le popolazioni residenti nelle aree piemontesi e liguri prossime all’Ospedale di Ceva possano farvi pieno riferimento quando necessario. In conclusione, l’Ospedale di Ceva è stato riconosciuto quale Ospedale di Area Disagiata: è nostra ferma intenzione attivarci e mobilitarci affinché questa dicitura trovi rispondenza nei fatti e non rimanga lettera morta».

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