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23 Febbraio 2026 - 17:45
Scaduti sabato 21 febbraio i termini per partecipare al bando relativo alla manifestazione d’interesse per la realizzazione del termovalorizzatore in Liguria. Secondo quanto previsto nell’avviso esplorativo pubblicato sul sito dell'agenzia Arlir l’impianto dovrà disporre di una capacità complessiva minima di 220mila tonnellate annue, che consenta la chiusura del ciclo dei rifiuti urbani a livello d’ambito regionale, e fino a circa 320mila t/anno nel caso possano essere dimostrate sinergie positive, anche in termini di sostenibilità economica, con flussi di rifiuti speciali liguri ora destinati in discarica o a termovalorizzazione fuori regione.
Ora si dovrà attendere l’apertura delle buste, sarebbero sei in totale, ma in via informale stanno già circolando i nomi e i siti interessati: Iren, per l’area della Marcella a Ferrania; EcoEridania in partnership con Italiana Coke, per un sito vicino alla cokeria di Bragno; A2A insieme a Hera e Eni Rewind, per le aree dell’ex Acna di Cengio; si parla inoltre di un possibile interesse di Acea.
La maggior parte delle ipotesi si concentra, dunque, sulla Val Bormida, territorio già fortemente esposto sotto il profilo industriale e ambientale, e dove diversi sindaci hanno espresso contrarietà preventiva.
Il presidente della Regione Marco Bucci ha ribadito che la chiusura del ciclo è una necessità per ridurre il conferimento fuori regione e contenere i costi della Tari, assicurando il rispetto delle normative ambientali. L’investimento ipotizzato oscilla tra 370 e 500 milioni di euro, con tempi lunghi sia per la costruzione sia per l’iter autorizzativo.
Secondo quanto previsto dal bando, indispensabile rimane l’assenso dell’Amministrazione locale che sarà interessata: la scelta è stata quella di incardinarlo dopo che sarà conclusa la ricognizione per rilevare l’interesse da parte dei soggetti privati, che hanno dovuto individuare nei loro progetti anche il luogo in cui vorrebbero realizzare l’impianto, preferibilmente tra quelli indicati come maggiormente idonei dallo studio Rina. È previsto infatti che l’adesione formale dell’Amministrazione comunale interessata, propedeutica alle valutazioni su eventuali compensazioni, rappresenti in questa fase un elemento premiante della proposta di partenariato pubblico-privato in esito ai risultati dell’Avviso esplorativo.
«È da dieci anni che lavoriamo in questa direzione – prosegue Giampedrone – Nel 2022 abbiamo rinnovato il Piano regionale dei rifiuti che ha previsto per la prima volta in Liguria la chiusura del ciclo. Abbiamo fortemente incentivato la raccolta differenziata, salita dal 38% al 61% a livello regionale, e stiamo realizzando gli impianti intermedi per il trattamento delle frazioni organica e ‘verde’ (TMB) come quelli di Saliceti, nello spezzino e di Colli nell’imperiese, oltre ad aver potenziato quello di Ferrania a Cairo. In questo quadro, aver previsto anche la possibilità di impianti di taglia ridotta, sempre in linea con quanto scritto nel Piano regionale, è volto principalmente a consentire maggiore flessibilità su taglia e tecnologia, senza escludere in alcun modo la possibilità di impianti più grandi»

Sul progetto, però, il mondo del lavoro si presenta diviso.
La Cgil, con il segretario Andrea Pasa, esprime una posizione critica: il timore è che dietro le manifestazioni di interesse vi sia già una scelta politica maturata altrove. Per la Cgil, il tema del termovalorizzatore è il segnale di una programmazione regionale insufficiente sul ciclo dei rifiuti.
Diversa l’impostazione di Cisl e Uil, che guardano con attenzione soprattutto al caso Italiana Coke. I rappresentanti sindacali Corrado Calvanico (Cisl) ed Edo Pastorino (Uil) non escludono che una riconversione industriale possa rappresentare un’opportunità, a condizione di salvaguardare l’occupazione. L’impianto di Bragno impiega circa 200 lavoratori e il rischio, in assenza di prospettive industriali, sarebbe una progressiva perdita di posti di lavoro in un’area già fragile.

E mentre la Regione parla di «necessità strutturale», la Val Bormida si ritrova ancora una volta al centro di una scelta che potrebbe ridisegnarne il futuro.
Nel frattempo il “Coordinamento del No inceneritore” è in piena mobilitazione: «Il progetto dell'inceneritore in ValBormida sta pericolosamente andando avanti: sarebbe una ipoteca enorme sul futuro di tutta la Valbormida perché arriverebbero ogni giorno mille tonnellate di rifiuti da bruciare, con fumi (diossina, CO2) e ceneri. Noi ci stiamo battendo da mesi ed ora vi chiediamo la partecipazione attiva di tutta la popolazione per fare capire agli Amministratori regionali che ci opponiamo fermamente a questo impianto».

Nel pomeriggio di oggi, lunedì 23 febbraio, in occasione della visita del presidente della Regione Marco Bucci alle Funivie di Cairo Montenotte, il Coordinamento No Inceneritore ha organizzato un presidio a Bragno, in corso Stalingrado, davanti allo stabilimento di Italiana Coke. Un segnale chiaro: il territorio non intende diventare il terminale dei rifiuti regionali. Gli ambientalisti denunciano il rischio di una scelta calata dall’alto e chiedono che prima di qualsiasi decisione venga completato lo studio epidemiologico sulla valle.

Puntuale la risposta del Governatore che si è fermato ad ascoltare le istanze dei manifestanti: «Prima di ogni cosa viene la salute, né io né la mia Amministrazione avvalleremo mai un progetto che possa in qualsivoglia maniera mettere a rischio la salute dei cittadini, né in questa Vallata, né in nessun’altra. Per quanto concerne la costruzione del termovalorizzatore torno a precisare che non è stata presa ancora nessuna decisione. Sono arrivate le manifestazioni d’interesse che dovranno essere vagliate e ponderate siamo solo all’inizio dell’iter. Il bando uscirà tra un paio di settimane, poi dovrà essere redatto il progetto, avviare tutte le autorizzazioni e realizzare l’impianto. I tempi di realizzazione, dunque, si aggirano sui tre anni».
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