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Il mercato agricolo fra le navate dell'ex chiesa sconsacrata? «Parliamone»

L'idea dell'architetto per l'antica parrocchiale di Sant'Evasio

evasio

Il mercato dei prodotti agricoli, quelli delle aziende locali, fra le navate dell'ex chiesa sconsacrata? È l'idea dell'architetto Gianni Mansuino per l'antica parrocchiale di Sant'Evasio, a Mondovì nel rione di Carassone. Un inedito, almeno da queste parti. potrebbe funzionare? Se ne è discusso ieri sera, in una riunione indetta dal Comune.

La chiesa "senza utilizzo"

L’ex chiesa è chiusa e "sotto cantiere" da 15 anni... anche se in realtà il cantiere è fermo. Sant'Evasio è una chiesa sconsacrata da tantissimi anni (si era anche pensato di farne una sala congressi per il Politecnico): nel 2004 venne ceduta dalla Diocesi di Mondovì al Comune in comodato per ri-valorizzarla e trasformarla in un salone eventi. E il Comune la affidò all’Associazione culturale “Marcovaldo” di Caraglio, che gestiva molti beni di pregio in provincia di Cuneo, per il recupero. I lavori cominciarono solamente nel 2011: venne rifatto il tetto, ci sono stati lavori alla sacrestia e soprattutto i restauri agli interni che hanno consentito di riportare alla luce antiche pitture preesistenti, e si montò il ponteggio sulla facciata per i restauri delle pitture. Nel 2016, però la "Marcovaldo" venne travolta da una crisi finanziaria e venne liquidata. Tutto passò nelle mani di un nuovo soggetto, la Fondazione Artea. La quale, però, nel 2018 non rinnovò la convenzione col Comune... e l'ex chiesa tornò in mano al Comune. Da allora, non si è più mosso niente. 

«Una piazza coperta, con spazi per i produttori»

L'architetto Gianni Mansuino, carassonese, ex consigliere comunale, ha presentato la sua idea: «Stiamo parlando di un contenitore di pregio, vicino alla sede del Politecnico, collocato non lontano dal circuito di "Landandè" e in una zona della città he non ha un mercato rionale. Invito il Comune a considerarne il recupero come luogo di aggregazione, trasformandolo in una "piazza coperta". Un luogo di ritrovo, che consenta anche di allestire dei "dehors" in spazi delimitati con pareti a vetro gestibili dai produttori locali, un'area coperta nell'ex sacrestia che possa ospitare esposizioni o luogo di ritrovo per i giovani. In questo modo la si restituirebbe alla comunità».

I "dehors" potrebbero essere sistemati nelle navate laterali: è un intervento che non richiede modifiche strutturali, fatto che "agevola" il percorso con la Soprintendenza, essendo sant'Evasio un bene vincolato.  La visione è suggestiva: si entra nell'ex chiesa come, appunto, in una piazza. «A Mondovì esistono molte aziende di trasformazione dei prodotti agricoli: latticini, mele, castagne, nocciole, marmellate eccetera. Si potrebbero anche chiedere fondi attraverso i bandi che prevedono il sostegno alle imprese. E credo che si debba valutare la gestione pubblico-privata del servizio».

«Non è facile "fare gruppo" e renderla sostenibile»

L'idea ha suscitato curiosità, interesse, ma anche qualche perplessità. Alla riunione, svoltasi ieri sera 23 febbraio proprio nel rione, presso il Centro anziani, erano presenti anche le associazioni di categoria: Confagricoltura, Coldiretti e CIA.

Le obiezioni non stanno tanto nella fattibilità dell'intervento, ma nella sua riuscita dal punto di vista commerciale e nella sua sostenibilità economica: «I prodotti da valorizzare sono senza dubbio tanti - hanno detto gli esponenti delle categorie -, ma bisogna valutare attentamente quale massa si riuscirebbe poi effettivamente ad attirare. Quali aziende sarebbero effettivamente interessate? Non è semplice riuscire ad accordarsi. Il rione sarebbe in grado di sostenere questo progetto? Quale sarebbe l'accessibilità, anche in termini di parcheggi?».

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