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27 Febbraio 2026 - 08:33
Dopo l’investimento di oltre 12 milioni di euro annunciato a gennaio per rafforzare la gestione sostenibile del patrimonio forestale piemontese, la Regione entra ora nella fase operativa sui territori con tre incontri dedicati ai Piani Forestali di Indirizzo Territoriale (PFIT), definiti veri e propri “Piano regolatore dei boschi e dei pascoli”. Gli appuntamenti sono in programma a marzo a Dronero, Asti e Novara.
Il primo incontro si terrà il 3 marzo alle ore 17 a Dronero, presso la sala Milli Chegai in via IV Novembre 7. Seguiranno gli appuntamenti di Asti il 10 marzo e di Novara il 25 marzo. Tre momenti strategici per avviare il confronto con amministratori locali, tecnici, consorzi, associazioni di categoria e altri portatori di interesse.
I PFIT costituiscono uno strumento centrale della strategia forestale regionale: si tratta di piani di pianificazione su scala vasta, sovracomunale, pensati per superare i limiti legati alla forte frammentazione della proprietà – oltre il 70% delle superfici forestali piemontesi è infatti privata – e per offrire a Comuni e stakeholder locali una base conoscitiva e operativa aggiornata, utile a integrare la gestione forestale nelle scelte urbanistiche e nelle politiche di sviluppo del territorio.
«Con oltre il 40% del territorio regionale coperto da boschi e più del 10% da praterie, il Piemonte ha bisogno di strumenti moderni e concreti per governare questo patrimonio – sottolinea l’assessore regionale alla Montagna e Foreste, Marco Gallo –. I Piani Forestali di Indirizzo Territoriale sono, di fatto, il Piano regolatore dei boschi e dei pascoli: uno strumento che mette ordine, definisce priorità e aiuta i territori a programmare, non a subire».
Previsti dalla legge forestale regionale (L.r. 4/2009) e aggiornati alla normativa nazionale (D.lgs. 34/2018), i PFIT vengono redatti per ciascuna delle 43 Aree Forestali omogenee individuate dal Piano territoriale regionale.
L’obiettivo è mettere in connessione la pianificazione silvo-pastorale con quella urbanistica e paesaggistica, in attuazione del Piano Paesaggistico Regionale, individuando:
• le destinazioni funzionali prevalenti delle aree boscate e pastorali;
• i boschi con funzione di protezione diretta di infrastrutture e abitati, contro valanghe, frane e caduta massi;
• le aree dedicate alla prevenzione degli incendi e all’adattamento ai cambiamenti climatici;
• le infrastrutture strategiche silvo-pastorali, come viabilità, piazzali e punti acqua;
• le priorità per nuove alberature e formazioni lineari in pianura e collina;
• le potenzialità di sviluppo per filiere quali legno, biomasse, miele, funghi e tartufo.
«Rappresentano un quadro condiviso – evidenzia l’assessore Gallo – che nasce dal territorio e restituisce al territorio strumenti di governo. La pianificazione forestale e pastorale significa tutela ambientale, ma anche economia, sicurezza e sviluppo locale».
Il percorso di redazione dei PFIT è pubblico e partecipato. Per ciascun piano viene istituito un Ufficio di Piano, presieduto dalla Regione – oppure, nei territori di competenza, dalla Città Metropolitana e dalla Provincia del VCO – che coinvolge Comuni, Unioni montane, Province ed Enti di gestione delle aree protette. Durante i lavori dell’Ufficio saranno coinvolti anche consorzi forestali, associazioni fondiarie, organizzazioni agricole e ambientaliste. Il coordinamento tecnico è affidato a IPLA, attraverso gruppi multidisciplinari composti da forestali, pianificatori, geologi, esperti GIS e animatori territoriali.
Le risorse stanziate permetteranno la redazione del Programma forestale regionale 2028-2037, il finanziamento dei PFIT, l’estensione dei Piani di gestione forestale e pastorale e il sostegno alla gestione forestale associata, con oltre 4 milioni di euro destinati a consorzi e forme associative.
La redazione dei PFIT consente di costruire una strategia integrata che unisce pianificazione, prevenzione del dissesto idrogeologico, contrasto agli incendi, sviluppo delle filiere forestali e valorizzazione dei servizi ecosistemici.
«Stiamo costruendo un modello che tiene insieme ambiente, sicurezza e sviluppo – conclude l’assessore Gallo –. La Regione investe risorse e competenze, ma il vero salto di qualità si compie quando i territori possono programmare con dati aggiornati, strumenti condivisi e una visione comune. È così che trasformiamo il patrimonio forestale e pastorale in un’opportunità concreta per le comunità piemontesi».
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