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02 Marzo 2026 - 16:52
Circa un anno fa gli sviluppatori che stavano lavorando a “Claude Octopus 4”, la app di intelligenza artificiale evoluzione di Anthropic, fecero un test. Un gioco, una finzione: chiesero alla IA di inventarsi uno scenario di "atteggiamento ostile" contro chi le avesse chiesto di “disattivarsi”. Di diventare “disobbediente”.
Risultato: quando le fu dato l’input di spegnersi, la IA entrò nella casella di posta elettronica aziendale, a cui le era stato dato accesso, rintracciò una email di un dipendente in cui trovò traccia di una relazione extra coniugale… e disse che avrebbe potuto ricattarlo. Minacciandolo che, se avesse spento il sistema, l’IA divulgato le prove della sua infedeltà.
La simulazione di Claude è molto nota, nell'ambiente di chi studia le IA. Ripetiamolo: non è avvenuto “davvero”, era un gioco di simulazione. Ma fa riflettere: sembra (volutamente?) un film, uno di quelli in cui la guerra uomo-macchina porta conseguenze terribili come l’IA di “Matrix” o Skynet di “Terminator”.
Proprio di questo si è parlato, venerdì 27 febbraio, al “Convegno Beccaria” del Liceo “Vasco-Beccaria-Govone”: il rapporto fra IA e dimensione umana. L’intelligenza artificiale ci renderà uomini diversi? Saremo semplici utenti più efficienti o davvero capaci di immaginare un futuro “more than human”?
A guidare il percorso, ai Licei, sono stati i docenti di EFT Piemonte: Barbara Baldi, Raffaella Castellina, Andrea Piccione, Andrea Goia e Luca Basteris, che hanno accompagnato i ragazzi in un dialogo aperto tra etica, tecnologia e futuro. La mattinata si è aperta con una sessione plenaria dal titolo “Verità, libertà e tecnologia dell’IA”, durante la quale sono state affrontate domande cruciali: è davvero possibile mantenere l’essere umano “al centro” dei sistemi di intelligenza artificiale? In che modo queste tecnologie stanno già influenzando il nostro modo di pensare, scegliere e agire?
Nella seconda parte della giornata gli studenti si sono divisi fra gruppi di lavoro per una serie di laboratori tematici che hanno coinvolto le classi in attività partecipate e stimolanti. I ragazzi si sono confrontati con temi come i bias e i pregiudizi negli algoritmi, il funzionamento dei grandi modelli linguistici tra reale comprensione e “pappagalli stocastici”, il ruolo dei meme nel raccontare l’intelligenza artificiale e, infine, la progettazione del futuro attraverso il prompting engineering.
«La partecipazione degli studenti è stata attiva e curiosa – affermano dal Liceo –. Un dato che incoraggia e che restituisce fiducia: le nuove generazioni sembrano pronte non solo a usare l’intelligenza artificiale, ma anche a interrogarsi criticamente sul suo impatto. È da qui che può nascere l'uomo nuovo che verrà, capace di tenere insieme innovazione, responsabilità e centralità dell’essere umano».
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