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Crisi in Medio Oriente, ora il comparto agricolo ha paura: esplosione di prezzi e costi delle materie prime

Le associazioni di categoria lanciano l'allarme

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«Con le tensioni in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz iniziano forti ripercussioni anche sui flussi commerciali ed è a rischio la sovranità alimentare europea»: lo afferma Coldiretti Piemonte nel commentare lo scenario geopolitico che sta delineando una situazione di estrema gravità che incide direttamente, oltre che sulla sicurezza dei cittadini, sulla stabilità dei sistemi economici con l’aumento dei costi di produzione.

Gli fa eco Confeuro,  Confederazione degli Agricoltori Europei: «Esiste il concreto rischio che questo conflitto produca effetti economici devastanti a livello internazionale, con un possibile aumento dei costi dell’energia, dei trasporti e dei fertilizzanti».

E Confagricolura teme che il quadro geopolitico «rischia di produrre forti aumenti del prezzo del gas, che cancellerebbero gli impatti positivi della riduzione dei costi in bolletta» con un conseguente rincaro di tutta la la filiera.

L'escalation di crisi in Medio Oriente sta generando una situazione molto preoccupante. Da ieri il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha affermato di avere "il controllo totale dello Stretto di Hormuz", un punto di strozzatura chiave per il commercio mondiale di petrolio all'ingresso del Golfo Persico.

«Questa situazione non deve diventare terreno fertile per le speculazioni a danno degli agricoltori - affermano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale -. Sicuramente tra le prime problematiche emergono l’elevata dipendenza dall'estero per l'approvvigionamento di fattori produttivi essenziali, come fertilizzanti ed energia, ma anche ortofrutta e grano».

Gli effetti si stanno già vedendo nei rincari sul prezzo dei carburanti.

Coldiretti: «Per questo ci mettiamo a disposizione dell’agroindustria con i nostri progetti di filiera, come quello di Gran Piemonte, nato con il Consorzio Agrario del Nord Ovest, che ad oggi ha visto aderire oltre mille aziende su tutto il territorio, per una superficie di 9800 ettari ed una produzione di 420 mila quintali, che consentono approvvigionamenti rapidi e di produzioni 100% made in Piemonte. Una quota significativa del commercio mondiale di fertilizzanti transita da Hormuz e la situazione, già critica, rischia di aggravarsi con interruzioni delle forniture e ulteriori aumenti dei prezzi. Per l’ortofrutta il problema è immediato: per le merci deperibili l’interruzione dei servizi marittimi verso i porti del Golfo apre uno scenario pesante. Per questo Coldiretti si è subito attivata affinché venga garantita, attraverso la diplomazia, la disponibilità di fertilizzanti e concimi, ma anche delle altre materie prime necessarie ed indispensabili per continuare a produrre e tutelare la filiera agroalimentare italiana».

Confagricoltura: «L’Italia non può rinunciare a un’importante produzione elettrica nazionale rinnovabile al 100%, il cui utilizzo ha forte valenza ambientale e garantisce una parte di rilievo dell’economia agricola e delle aree interne. A maggior ragione in un quadro geopolitico che palesemente rischia di produrre forti aumenti del prezzo del gas, che cancellerebbero gli impatti positivi della riduzione dei costi in bolletta previsti dalla misura, se non addirittura la sua disponibilità. La situazione internazionale, inoltre, e i fatti di questi giorni lo confermano in modo drammatico, rende imprescindibile e urgente la necessità di valorizzare le risorse nazionali, con l’obiettivo di giungere a una vera e propria “sovranità energetica”». 

«Condanniamo con fermezza l’uso della forza per la risoluzione delle controversie, soprattutto se adottato in violazione del diritto internazionale. Crediamo invece fortemente nella risoluzione diplomatica dei conflitti, unica strada in grado di garantire stabilità, sicurezza e sviluppo per i popoli coinvolti - così Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro -. La nuova guerra del Golfo fa paura. Oltre al drammatico bilancio di morti e feriti, esiste il concreto rischio che questo conflitto produca effetti economici devastanti a livello internazionale, con un possibile aumento dei costi dell’energia, dei trasporti e dei fertilizzanti. Dinamiche che potrebbero incidere negativamente e in modo diretto sulla competitività delle piccole e medie imprese agricole italiane ed europee, mettendo a rischio la stabilità dell’intero comparto agroalimentare. Per questo - conclude il presidente nazionale Confeuro Andrea Tiso - riteniamo fondamentale che l’Italia e l’Unione Europea agiscano con responsabilità e visione strategica. In una fase di grande complessità globale e geopolitica, con il rischio di nuove crisi economiche, servono programmazione, prevenzione e politiche di lungo respiro capaci di tutelare le famiglie, il settore primario e soprattutto i piccoli e medi agricoltori, che rappresentano il cuore produttivo dell’agricoltura e della economia europee”.

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