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05 Marzo 2026 - 10:14
La notizia della tragica fine del professore Giovanni Fazzone si è rapidamente diffusa in tutta la Valle Bormida, a partire da Camerana dove Giovanni era nato e viveva in località Case Prandi.
Ai suoi funerali ha partecipato in massa il mondo della scuola valbormidese a cui tanto aveva dato nel suo ruolo di insegnante a Millesimo.
Fazzone era anche molto conosciuto per la sua grande competenza nella Filosofia, materia di studio a cui aveva dedicato buona parte della sua vita. Il suo modo di interpretare l’esistenza si ispirava proprio ai principi filosofici che non solo insegnava, ma concretamente praticava.
Giovanni Fazzone aveva 75 anni. Il suo funerale si è celebrato lunedì 2 marzo nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio in Camerana.
Pubblichiamo di seguito il saluto funebre pronunciato da Monica Garello:
«Ricordo, Giovanni, la prima volta che sei entrato in classe, il tuo passo elegante, il tuo sorriso ironico, la tua voce delicata. Era la mia seconda media e per te era uno dei primi, se non il primo anno di insegnamento. Non urlasti mai, eppure all’inizio eravamo discoli, ma bastava uno sguardo fermo, mai severo, per catturare la nostra attenzione.
Immagino che non fu facile per te, avevi circa 27 anni! Eppure in pochissimo tempo si è creata quell’armonia di pensiero, rispetto, stima… quell’alchimia che difficilmente mi è capitato di ritrovare a scuola. Sapevi trarre il meglio da ognuno di noi; ti abbiamo temuto, rispettato ed infine amato. Capivamo che non eri un Prof. normale, eri qualcosa di più.
Eri un adulto con cui si poteva parlare di argomenti nostri, da ragazzi, con un linguaggio da ragazzi, senza paura di essere giudicati. In classe non sei mai stato un amico, quello no, al contrario rimarcavi sempre la differenza di ruolo, con il senno di poi credo che servisse soprattutto a te vista la tua giovane età!
Certo ci hai insegnato l’italiano con un rigore ed una chiarezza indelebili, ma ci hai insegnato anche e soprattutto a leggere il mondo in modo critico, a mettere sempre in discussione ciò che ci veniva proposto da quelli che ai tempi si chiamavano mass media. Personalmente non ho mai dimenticato quel tuo modo di approcciare ogni testo, ogni discorso, quell’approccio filosofico alla vita quotidiana.
E così quando qualche anno fa ci siamo ritrovati ai tuoi caffè filosofici è stato come riprendere in mano un discorso mai interrotto, una seconda puntata di una chiacchierata rimasta in sospeso per tanti anni. Vedi, Giovanni, ora rimane tanta amarezza per non aver saputo darti nulla in cambio, per non aver saputo leggere la tristezza e l’inquietudine nei tuoi sorrisi sempre più spenti.
Si dice che nessuno muore veramente finché rimane nel ricordo di chi resta, e allora tu non solo vivrai con noi, ma ci sopravvivrai in ciò che ogni tuo alunno saprà trasmettere ai propri figli di quel pensiero critico e libero che è stato il nocciolo del tuo insegnamento. Non so che voto mi daresti, Giovanni, ma sappi che come ultima cosa ho riletto il testo dall’ultima alla prima parola, sì al contrario, come mi hai insegnato tu. Grazie, Giovanni».
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