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07 Marzo 2026 - 15:30
Vescovi piemontesi all'inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Tribunale ecclesiastico interdiocesano
«Dietro la sigla del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese ci sono persone e un servizio spesso intenso: attraverso questo lavoro la Chiesa incontra molte delle ferite della nostra umanità, offrendo vicinanza, tenerezza, misericordia e giustizia». Lo ha sottolineato il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, presidente Cep, in qualità di Moderatore del TEIP. Una riflessione che ho condiviso all’inaugurazione, sabato mattina (7 marzo), dell’anno giudiziario, avvenuta nella sede della Facoltà teologica - sezione di Torino. Con la partecipazione di alcuni vescovi piemontesi (Arnolfo di Vercelli, Delbosco di Cuneo Fossano, Giraudo di Torino, Gallese di Alessandria, Testore di Acqui e mons. Miragoli dalla diocesi di Mondovì).
È stata come sempre l’occasione per fare il punto sull’attività svolta dal tribunale nell’anno precedente. Una cerimonia iniziata con la preghiera e il giuramento di due nuovi giudici (Alessio Michele Soldano – Torino e don Dario Ruà – clero di Saluzzo). E di un nuovo difensore del vincolo, don Filippo Massarenti (Torino).
Nell’ampia e dettagliata relazione sull’attività svolta dal TEIP nel corso del 2025 il vicario giudiziale, don Ettore Signorile, ha sottolineato che c’è stato un aumento delle richieste di nullità matrimoniale e un’intensa attività giudiziaria.
Numeri e riflessioni della mattinata sono stati raccolti da Chiara Genisio per l'Agenzia Giornali Diocesani.
Il dato più evidente riguarda la crescita delle nuove domande: 84 i libelli presentati nel 2025. Un numero superiore a quello dell’anno precedente e persino a quello del 2021. Un incremento che conferma una tendenza già osservata negli ultimi anni. Secondo il vicario giudiziale è legato anche a un maggiore lavoro di informazione e accompagnamento pastorale nelle diocesi. «Il deposito dei libelli è aumentato, come molti di noi si attendevano dopo la pubblicazione e la presentazione del sussidio nelle diocesi», osserva.
Nel complesso il tribunale ha 105 cause di primo grado ancora pendenti, mentre nel corso dell’anno ne sono state concluse 62: 58 in primo grado, 2 con il processo brevior e 2 in secondo grado. Si tratta di un’attività che richiede tempi di lavoro spesso complessi, anche se la maggior parte dei procedimenti si conclude entro un arco temporale relativamente contenuto. «Buona parte delle cause si concludono in un anno», spiega Signorile, «mentre quelle più articolate arrivano mediamente a sentenza entro quattordici mesi».
I numeri delle decisioni mostrano inoltre che l’esito delle cause non è affatto scontato. Nel 2025 sono state 3 le sentenze negative, pari a circa il 5 per cento delle decisioni di primo grado. Una percentuale che negli ultimi cinque anni oscilla tra il 4 e il 7 per cento. «Il nostro compito arduo», sottolinea il vicario giudiziale, «è fare verità sulla vicenda matrimoniale in esame. Ricordando che la validità del matrimonio gode del favore del diritto».
Tra gli aspetti più significativi emerge anche la tipologia delle cause trattate. Nel 2025 i capi di nullità per incapacità consensuale sono stati 92, contro 27 casi di simulazione. Una differenza che, secondo Signorile, segnala un mutamento profondo nel modo in cui viene vissuto il matrimonio. «I numeri sono indicativi di quello che considero un problema giurisprudenziale», afferma, ricordando come la crescente distanza di molti fedeli dalla fede e dal significato sacramentale del matrimonio renda più difficile maturare una piena consapevolezza dell’impegno coniugale.
Il tribunale svolge inoltre un importante lavoro di primo ascolto e orientamento. Nel 2025 i patroni stabili hanno effettuato 97 colloqui preliminari con persone interessate a valutare l’avvio di una causa di nullità. Da questi incontri sono nati 43 nuovi libelli, quasi la metà delle domande complessive, mentre gli avvocati del foro ecclesiastico ne hanno introdotti 41, a cui si aggiunge un appello.

Accanto ai numeri, nella relazione emerge anche la dimensione pastorale del lavoro giudiziario. Il tribunale non è solo un luogo di decisioni giuridiche, ma uno spazio di accompagnamento per persone spesso segnate da esperienze di fallimento coniugale. «Il processo non è una tensione tra interessi contrapposti», ricorda Signorile, «ma uno strumento indispensabile per discernere la verità e la giustizia nel caso concreto».
La cerimonia si è arricchita di due relazioni che si sono focalizzate «sulla riforma dieci anni dopo il motu proprio» con mons. Paolo Bianchi, vicario giudiziale del Tribunale di appello del Teip e quella di don Giovanni Bagnus, vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico diocesano di Alessandria tra il processo brevior e il canone 1095 CIC.
Al termine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario il Moderatore, card. Repole, ha rimarcato: «In un contesto di società in rapido cambiamento, anche un’istituzione con una grande storia come il Tribunale ecclesiastico è chiamata a interrogarsi su come esercitare oggi la propria responsabilità, valorizzando il patrimonio di conoscenza e sapienza senza limitarsi a ripetere semplicemente il passato».
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