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8 Marzo, oltre la mimosa: una scelta nel segno della cultura sulle orme di cinque donne

Mondovì celebra la Giornata della donna ricordando cinque grandi figure

8 Marzo, oltre la mimosa: una scelta nel segno della cultura sulle orme di cinque donne

La traduttrice della letteratura americana, la scrittrice da Premio Nobel, l’avvocata che ha lottato contro tutti, la testimone dell’olocausto e infine l'imprenditrice "dimenticata dalla storia". 

È stato un 8 Marzo con una forte impronta culturale quello organizzato oggi a Mondovì dalla Consulta comunale femminile col supporto del Comune e dell’associazione Gli Spigolatori.

Una passeggiata da un angolo all’altro della città, sulle orme di alcune donne legate a Mondovì che hanno lasciato tracce indelebili - sul territorio locale e non solo. Cinque donne che sono state ricordate in cinque tappe, ripercorrendo la loro storia e il rapporto con Mondovì.

E anche se la manifestazione è iniziata con la piantumatura di una mimosa, un momento "più leggero", il resto della giornata è stato di taglio interamente storico.

Grazie alla guida di Mariarosa Rossi di "Esedra" sono state illustrate pagine storiche della città, poi inframmezzate agli interventi di Valentina Sandrone (Gli Spigolatori), Marzia Arena (Consulta comunale femminile) e Francesca Bertazzoli (assessora alle Pari Opportunità).

Si è parlato di Fernanda Pivano, che ha aperto le porte alla letteratura americana in Italia. Negli anni '40 per sfuggire alla guerra si rifugiò a Mondovì: ed è da qui ebbe una corrispondenza con Cesare Pavese, che per primo le passò il libro che la fece innamorare delle letteratura americana, traducendo in casa Hemingway e Lee Masters. Pubblicò per Einaudi la sua prima traduzione della "Antologia di Spoon River" sotto la guida di Pavese.

Poi di Nadine Gordimer, scrittrice e attivista, "l'intellettuale che sfidò l'apartheid", da sempre in prima linea contro il razzismo, Premio Nobel per la letteratura nel 1991. A Mondovì era presente, a portare una testimonianza, la figlia Oriane: la scrittrice più volte soggiornò qui a Mondovì, a casa della figlia, che oggi ha definito piazza San Pietro a Mondovì Breo "la piazza preferita di mia mamma in questa città".

Lidia Poet - di recente salita alla notorietà nazionale con la serie Netflix -, prima avvocata di Italia, che da ragazza studiò al Liceo di Mondovì. Laureata in legge e con tutte le carte in regola per esercitare la professione, nel 1884 venne radiata dall'albo degli avvocati (a cui aveva avuto regolarmente accesso all'iscrizione) perché l'avvocatura maschile non voleva permettere a una donna di diventare avvocata.

E poi ancora Lidia Beccaria Rolfi, monregalese, maestra in un'epoca in cui anche se le maestre erano quasi tutte donne erano gli uomini gli unici a poter scegliere le cattedre. Staffetta partigiana con il nome di battaglia di "maestrina Rossana", venne arrestata e deportata nel campo di concentramento nazista di Ravensbrück. Sopravvissuta, fu una delle più importanti testimoni dell'Olocausto attraverso i suoi libri, primo fra tutti "Le donne di Ravensbrück", prima opera in italiano sulla deportazione femminile nei campi di concentramento della Germania nazista.

E infine Anna Massimino - un vero esempio di donna "dimenticata dalla storia". Fu la titolare della Ceramica Besio per oltre 40 anni: ma pochi, persino a Mondovì, conoscono o ricordano il suo nome: per tutti, lei era "la vedova Besio", e la fabbrica mantenne quel nome ("Vedova Besio e figlio"). Forse per la prima volta è stata celebrata e ricordata col suo nome di battesimo: grazie al Comune di Mondovì che ha candidato la figura al bando “L’Italia delle donne” di ANCI, vincendo.

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