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10 Marzo 2026 - 08:56
La dott.ssa Ivana Conterno con Giona Cravanzola, durante la serata alla Mellea
Una serata intensa e partecipata quella che si è svolta ieri alla Mellea di Farigliano, nella Capanna di Betlemme - Don Oreste Benzi, dedicata a un tema delicato ma sempre più attuale: le dipendenze da alcol, droghe e gioco d’azzardo. L’incontro, promosso dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ha visto come relatrice la dottoressa Ivana Conterno, medico con una lunga esperienza nel settore delle dipendenze, maturata per molti anni al Ser.T e ancora oggi impegnata nel lavoro di prevenzione e recupero. Con lei, Giona Cravanzola, responsabile della Comunità della Mellea, che da molti anni segue la "Capanna" e i suoi ospiti con grande umanità e spirito di servizio.
La serata si è inserita nel percorso di riflessione proposto anche dal libro Legami Invisibili, scritto dalla stessa dott.ssa Conterno ad ottobre 2025 ed ora già alla seconda ristampa, dedicato alle storie di dipendenza e di rinascita, e ha offerto al pubblico una panoramica concreta su un fenomeno che riguarda sempre più persone e famiglie.

Nel suo intervento, in dialogo con il giornalista Mattia Clerico, la dottoressa Conterno ha spiegato come la dipendenza non sia semplicemente una questione chimica legata alle sostanze, ma spesso nasca da bisogni profondi: solitudine, dolore, senso di abbandono o difficoltà personali.
Le dipendenze, ha sottolineato, sono trasversali e possono colpire chiunque in momenti fragili della vita. Esistono però differenze tra le varie fasce d’età: tra gli adulti e gli anziani risultano più diffuse le dipendenze da alcol e dal gioco d’azzardo, mentre tra i giovani stanno prendendo sempre più piede le cosiddette “droghe veloci”, come pasticche sintetiche e altre sostanze utilizzate nelle serate e nei contesti di divertimento.
Spesso il primo passo è proprio l’alcol. La sua azione disinibente può diventare una porta di ingresso verso altre sostanze: si inizia con il bere per sciogliersi e poi si prosegue con droghe, pasticche o cocaina.
In particolare, la combinazione tra alcol e cocaina è tra le più pericolose: nel corpo umano genera una sostanza chiamata cocaetilene, una molecola che non esiste in natura e che aumenta in modo significativo il rischio di gravi problemi cardiocircolatori.
Durante l’incontro si è parlato anche del lavoro svolto dalle strutture pubbliche e dalle comunità terapeutiche che si occupano del recupero delle persone dipendenti. Si tratta di percorsi complessi, che richiedono tempo, accompagnamento e un sostegno costante.
Un aspetto fondamentale riguarda anche il supporto alle famiglie, spesso coinvolte in prima linea e chiamate ad affrontare insieme al proprio caro un percorso difficile ma possibile.
Il messaggio emerso con forza nel corso della serata è stato chiaro: la dipendenza non è una condanna senza uscita. Le storie di recupero dimostrano che un cambiamento è possibile, soprattutto quando la persona riesce a ritrovare relazioni autentiche e una rete di sostegno.

Altro punto centrale ha riguardato la prevenzione. Non basta limitarsi a dire ai ragazzi di non drogarsi o non bere: la prevenzione efficace non passa da lezioni moralistiche o noiose, che spesso non lasciano traccia.
Il lavoro deve iniziare molto prima, già con i bambini. La dott.ssa Conterno ha spiegato che studi recenti dimostrano infatti come educare fin da piccoli al controllo delle pulsioni, alla pazienza e alla gratitudine – imparando ad apprezzare e dire grazie per le piccole cose della vita – possa contribuire a formare adulti più consapevoli e capaci di resistere alle tentazioni, soprattutto nei momenti difficili.
In questo senso, la prevenzione diventa un investimento educativo e culturale sul futuro: un modo per aiutare i ragazzi di oggi a diventare gli adulti più liberi e consapevoli di domani.

Durante l’incontro alla Mellea, educatori, ospiti della Capanna, famiglie e cittadini hanno potuto riflettere insieme su un fenomeno complesso che attraversa la società contemporanea. Numerose anche le domande che sono giunte dal pubblico, a dimostrazione dell'interesse suscitato dal tema.
La conclusione della serata ha lasciato un messaggio di speranza ma anche di responsabilità: la lotta alle dipendenze non riguarda soltanto chi ne è colpito, ma l’intera comunità. E proprio nelle relazioni, nell’ascolto e nella prevenzione si trovano gli strumenti più efficaci per costruire percorsi di rinascita.
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