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Agricoltori in crisi: «Chiudere l'azienda o sopravvivere in un sistema che non funziona più»

Aic condanna fermamente lo sfruttamento del lavoro e chiede al Governo sostegni urgenti per salvaguardare un settore in ginocchio

Agricoltori in crisi: «Chiudere l'azienda o sopravvivere in un sistema che non funziona più»

L'Aic, l'Associazione italiana coltivatori, interviene sul problema dello sfruttamento della manodopera agricola e sulla situazione generale con cui si trovano a fare i conti gli agricoltori. Pubblichiamo di seguito l'intervento inviato alla nostra redazione dal presidente Aic nord-occidentale, Giuseppe Fumagalli, sostenuto dal responsabile di zona, Franco Clerico.

"Gli articoli di giornale sulla situazione della manodopera nei vigneti delle Langhe, che parlano di un fenomeno di lavoro nero stimato tra i 26 e i 39 milioni di euro nel biennio 2023-2024, impone una riflessione seria e responsabile da parte di tutto il mondo agricolo.

Vogliamo essere ascoltati. Come AIC Nord-Occidentale – Associazione Italiana Coltivatori, vogliamo dirlo con assoluta chiarezza: il caporalato e ogni forma di sfruttamento del lavoro sono pratiche che condanniamo senza ambiguità. Chi lavora la terra sa che la dignità del lavoro è un valore fondante dell’agricoltura italiana e del nostro modello produttivo.

Allo stesso tempo, però, non possiamo ignorare una realtà che ogni giorno migliaia di imprenditori agricoli vivono sulla propria pelle. Il sistema sta diventando insostenibile. Burocrazia soffocante, costi del lavoro sempre più elevati, difficoltà nel reperire manodopera stagionale regolare, normative spesso lontane dalla realtà delle campagne e un mercato che comprime i prezzi all’origine stanno mettendo in ginocchio un settore strategico per l’economia e per l’identità del nostro Paese.

Molti imprenditori agricoli si trovano così davanti a un bivio drammatico: chiudere l’azienda o cercare soluzioni di sopravvivenza in un sistema che non funziona più.

Questo non giustifica l’illegalità, ma aiuta a comprendere perché certe distorsioni proliferino quando lo Stato non riesce a garantire strumenti efficaci e sostenibili.

Per questo AIC Nord-Occidentale lancia un vero e proprio grido d’allarme. Se non si interviene rapidamente con politiche concrete a sostegno dell’agricoltura, il rischio è che intere filiere produttive collassino. Le Langhe, simbolo dell’eccellenza vitivinicola italiana nel mondo, non possono diventare il teatro di un sistema che costringe gli agricoltori onesti a lavorare in condizioni sempre più impossibili.

Servono interventi urgenti:

semplificazione reale delle procedure per l’assunzione di lavoratori stagionali

strumenti rapidi e funzionali per l’ingresso regolare di manodopera straniera

riduzione del costo del lavoro agricolo

maggiore tutela del reddito degli agricoltori lungo la filiera

controlli efficaci contro lo sfruttamento, ma senza criminalizzare chi lavora onestamente

Gli agricoltori non chiedono privilegi. Chiedono semplicemente di poter lavorare nel rispetto della legge senza essere schiacciati da un sistema che non tiene conto della realtà dei campi.

Per questo diciamo che oggi, più che mai, i nostri sono “grappoli amari”. Amari per chi lavora la terra con passione e responsabilità. Amari per chi vede un settore fondamentale per il Paese scivolare lentamente verso il declino.

La politica deve assumersi la responsabilità di intervenire. Perché se l’agricoltura muore, non muoiono solo le imprese: muore un pezzo della nostra economia, del nostro territorio e della nostra identità.

AIC Nord-Occidentale continuerà a stare al fianco degli agricoltori onesti, chiedendo con forza riforme vere e immediate. Perché l’agricoltura italiana merita rispetto, strumenti adeguati e un futuro".

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