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Otto vite spezzate per la libertà: il ricordo che commuove e interroga il presente

Commemorazione spirituale e civile dei partigiani di Miassola e Valle Casotto: memoria, verità storica e impegno a difesa della democrazia

Otto vite spezzate per la libertà: il ricordo che commuove e interroga il presente

Una Messa per ricordare i martiri della Miassola: martedì mattina Roburent si è raccolta per ricordare l'eccidio che nel 1944 costò la vita a 8 partigiani, di cui tre fucilati a Pamparato. Una strage conseguente alla battaglia di Val Casotto. Il parroco Don Giuseppe Canavese ha celebrato la Messa a cui hanno presenziato anche il vicesindaco Gamba, i parenti dei partigiani caduti, Ernesto Billò, presidente monregalese dell'Associazione "Ignazio Vian" e Lucetta Galfrè, presidente dell'Associazione "Famiglie dei caduti e dispersi in guerra". Inoltre, il presidente dell'onlus "Cordero di Montezemolo" Romolo Garavagno, anche consigliere comunale, ha proposto una relazione storica con vari rimandi all'attualità. 

«Ancora una volta abbiamo – ha ricordato Garavagno –, come doveroso, ricordato con la Messa i nostri eroici Partigiani, trucidati dai nazisti in Miassola e tre fucilati a Pamparato. Strage in coda alla tremenda Battaglia della Valle Casotto, nel marzo 1944. Tra questi giovani pure il figlio del Podestà di Roburent dell’epoca. Una chiara dimostrazione di quale stima avessero i nazisti per i loro alleato della "Repubblichetta».

«Essendo noi tutti parimenti cittadini civili dobbiamo pure guardare al valore specificamente civile dell’operato dei nostri Partigiani. Non erano sconsiderati giovinastri. Non entrarono nella Resistenza per sfuggire  a chissà quali altri pericoli. Lo fecero perché volevano liberarci da quella terribile dittatura che ci opprimeva, che aveva mandato anche tanti roburentesi a morire i terre insensate e per ragioni altrettanto sconclusionate. Basta leggere la lista dei Negro, dei Sasso, e di altre famiglie che sono inserite nel memoriale di San Pietro e dei Caduti». «La Lotta Partigiana, è bene evidenziarlo, non fu Guerra Civile. I partigiani combattevano contro i nazisti invasori, tra cui si intrupparono , in posizione assolutamente subordinata, anche fascisti. Ma venivano considerati come subordinati. Roburent può ricordare che Giuseppe Salvatico, detto “Pinòto” era figlio del Podestà dell’epoca e fu pure ucciso a Miassola».

 

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