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600 firme non fermano la riapertura della cava a Bormida

Il Tar ha accolto il ricorso della Soc. Giambrigne contro la Regione Liguria

600 firme non fermano la riapertura della cava a Bormida

È stata pubblicata la sentenza del TAR, riunitosi in udienza il 6 febbraio scorso per decidere in merito al ricorso della Soc. Giambrigne Srl contro il diniego regionale all'istanza di trasferimento della titolarità dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività di cava per l'intervenuta scadenza della pronuncia di Valutazione di Impatto Ambientale. Il Tribunale amministrativo ligure ha accolto il ricorso aprendo di fatto la strada alla riapertura della cava in località Costa nel comune di Bormida.

Il progetto iniziale prevede 10 anni di escavazioni, con l'estrazione di oltre 380.000 m³ di calcare, uso di esplosivi, disboscamento e un forte incremento di traffico pesante. L'area è vincolata dal punto di vista idrogeologico e paesaggistico, e il rischio di danni irreversibili agli ecosistemi e alla qualità dell'acqua del Rio Cavazzoli è concreto. Oltre alle polveri sottili e al rumore generati dall'attività estrattiva, la salute pubblica rischierebbe di essere compromessa anche da emissioni indirette, con un impatto che andrebbe ben oltre i confini di Bormida.

La Regione aveva detto no, motivando il diniego con la scadenza della Valutazione di Impatto Ambientale e il Comune di Bormida si era schierato al fianco della stessa, intervenendo in giudizio per difendere il territorio. I cittadini di Bormida e dei Comuni limitrofi, dopo aver convocato assemblee pubbliche e incontri, avevano raccolto 600 firme per ribadire il proprio dissenso a un progetto che "mina" letteralmente l'intera zona. Ma tutto sembra essere stato vano.

Ora la palla passa nuovamente alla Regione che potrà accettare la sentenza, oppure impugnarla. Sicuramente la comunità locale non resterà silente, sono già in programma nuove assemblee e manifestazioni per ribadire il proprio no.

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