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23 Marzo 2026 - 18:02
Il nuovo biodigestore di borgo San Dalmazzo
A maggio il nuovo biodigestore di Borgo San Dalmazzo inizierà a trasformare la frazione organica in biometano e compost rispettando il crono programma. L’impianto, finanziato anche con fondi PNRR, a regime tratterà 35.000 tonnellate/anno di organico, producendo energia rinnovabile per circa 4.000 famiglie e compost di qualità per l'agricoltura.
«L'impianto, che rappresenta uno degli interventi più rilevanti nel panorama provinciale per la gestione sostenibile dei rifiuti» comunica il presidente di ACSR S.p.A. Giancarlo Isaia, che conferma il buon avanzamento del cantiere affidato alla ditta Entsorga Italia Spa, vincitrice della gara d'appalto europea. «I lavori di riqualificazione tecnologica dell'impianto di compostaggio esistente procedono spediti – dichiara Isaia –. La parte strutturale è stata completata e stiamo terminando la fase di cablaggio delle apparecchiature. Rispettiamo l'obiettivo che ci eravamo dati: avviare la produzione di biometano in primavera, per dare al territorio un'infrastruttura moderna e sostenibile».
Finanziato con circa 16 milioni di euro di cui 12,8 milioni con fondi del PNRR (a fondo perduto), il biodigestore di Borgo San Dalmazzo a regime sarà in grado di trattare ogni anno 35.000 tonnellate di frazione organica. Questa proverrà non solo dalla raccolta differenziata dei 54 Comuni soci, che servono un bacino di oltre 160.000 abitanti e che già attualmente conferiscono i propri rifiuti organici, ma dall’intera provincia.
Secondo i promotori i numeri parlano chiaro:
«Il nuovo biodigestore introduce un processo innovativo nella filiera di recupero già presente: la frazione organica, prima della fase di compostaggio tradizionale, viene trattata in assenza di ossigeno (digestione anaerobica) all'interno di grandi vasche chiuse. In questo ambiente, i microrganismi "buoni" trasformano il rifiuto in biogas, che viene successivamente raffinato in biometano e immesso nella rete di distribuzione nazionale. La parte solida del processo viene trattata nell’impianto esistente e trasformata in compost, un fertilizzante naturale che torna all'agricoltura per rigenerare i terreni. Il rifiuto organico già oggi recuperato come fertilizzante – prosegue il Presidente Isaia – diventa anche una risorsa energetica: da una parte energia pulita per le nostre case, dall'altra un fertilizzante di qualità per l'agricoltura. È il cuore dell'economia circolare, un modello in cui nulla si perde ma tutto si trasforma. Oltre agli evidenti vantaggi ambientali – riduzione delle emissioni di CO₂ e produzione di energia rinnovabile – l'impianto porterà benefici concreti anche in termini di mitigazione degli impatti. La digestione anaerobica, avvenendo in ambiente completamente chiuso, riduce significativamente le emissioni di odori, con un miglioramento percepibile per i residenti dell'area».
Sul fronte della mobilità, l'incremento del traffico pesante legato ai conferimenti è stimato, a regime, in 4 mezzi al giorno.
L'impianto serve un bacino di 54 Comuni, che attualmente producono circa 10.000 tonnellate annue di organico. Per raggiungere la piena capacità operativa di 35.000 tonnellate, ACSR sta formalizzando accordi con gli altri Consorzi della provincia per soddisfare l'intero fabbisogno provinciale, ottimizzando così i trasporti e offrendo un servizio unificato a tutto il territorio cuneese.
Con il completamento dei lavori previsto per le prossime settimane, prenderà il via la fase di avviamento dell'impianto, cui seguirà l'avvio dell’attività vera e propria a maggio 2026.
«L'azienda ha già rendicontato e incassato dal Ministero dell'Ambiente buona parte dei fondi relativi al contributo PNRR, a testimonianza della correttezza e trasparenza dell'iter seguito – conclude Isaia –. Siamo orgogliosi di consegnare al territorio un'infrastruttura all'avanguardia, che guarda al futuro e mette la tecnologia al servizio dell'ambiente e della comunità».
Nel corso dell’iter di realizzazione dell’opera non sono mancate voci contrarie dalla politica e da un comitato di cittadini. I timori principali riguardano l'impatto ambientale su un'area già compromessa, l'inadeguatezza del sito vicino al parco fluviale e la gestione del traffico e dei cattivi odori.
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