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Dalla tradizione bizantina alla scultura contemporanea: la visione unica di Tudor Balmus

Arte bizantina reinterpretata in sculture e oggetti d'uso: 'Frutti del paradiso', la mostra pasquale di Tudor Balmus a Vicoforte

Arte e spiritualità per Pasqua: dall'arte bizantina al pop contemporaneo, una mostra di Tudor Balmus

Un percorso artistico che sa coniugare arte e spiritualità, devozione popolare e estetica moderna: il lavoro di Tudor Balmus sa reinterpretare la lezione dell’arte bizantina con una declinazione fresca e moderna. In occasione delle festività pasquali l’artista moldavo, ormeasco d’adozione, proporrà una mostra personale presso la sede dell’associazione Nativitas aps sotto la palazzata, di fronte alla Basilica. La mostra “Frutti del paradiso” rappresenta una sintesi di tutta la produzione artistica di questo scultore, formatosi all’Accademia delle Belle Arti di Bucarest e successivamente specializzatosi anche in restauro dei beni culturali, dagli oggetti etnografici ai mobili in stile. Tudor è in Italia dal 2002, lavora come artista e restauratore. Ha esposto diverse volte a Torino: torna al Santuario di Vicoforte dopo più di 10 anni. Vi espose la prima volta nel 2014, in occasione del raduno dei Rettori dei Santuari di tutta l’Italia. In quell’occasione il chiostro di Casa Regina Montis Regalis ospitò l’esposizione “Verso l’infinito” «La tecnica imparata come restauratore è stata utile anche nel mio lavoro di scultore – dichiara – in una contaminazione di tecniche utile a veicolare il mio messaggio in modo più efficace e a mettere a fuoco ancora meglio il mio linguaggio. Io sono ortodosso e mi sono ispirato all’arte bizantina, dove non ci sono sculture. Così inizialmente il mio obiettivo era partire da quel tipo di estetica e di spiritualità bizantina e trasportarla nell’altorilievo e nella scultura. Ho cercato di declinare queste mie influenze in oggetti che potessero essere parte del quotidiano, dell’arredamento. Ecco che sono nate quindi le mele e le particolari lampade che evidenziano in trasparenza le venature del legno. Poi altre mie figure classiche sono la scultura di un angelo, appunto, ispirato all’estetica bizantina, una sorta di volo dall’oriente all’occidente. Un’altra idea di cui vado fiero è la mano di una madre celeste, protesa verso il cielo, realizzata in resina ipossidica. Poi ci sono composizioni legate al concetto dell’ala, simbolo degli angeli. A Valsorda è tutt’ora presente un serafino, realizzato da me». L’esposizione sarà aperta a partire da Pasqua, per tutto il mese di aprile, ogni weekend, il sabato, la domenica e nei festivi dalle 10 alle 19. Chiusura il 3 maggio.

 

 

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