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Il Piemonte ricorda le 1.117 vittime di Mafia mentre infuria la polemica

Martedì prossimo si terrà l'informativa sul caso politico che tocca la vicepresidente della Regione

Il Piemonte ricorda le 1.117 vittime di Mafia mentre infuria la polemica

In occasione della Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie e per la promozione della cittadinanza responsabile, il Consiglio regionale ha dato lettura dei nomi delle 1.117 persone rimaste uccise dal 1861 a oggi.

Un momento istituzionale di raccoglimento e responsabilità civile per mantenere viva la memoria delle vittime innocenti e rinnovare l’impegno contro ogni forma di criminalità organizzata. La lettura ha scandito uno a uno i nomi, restituendo dignità e riconoscimento a chi ha perso la vita per mano mafiosa.

L’iniziativa nasce grazie a una norma proposta dal consigliere Pasquale Coluccio (M5S) nel 2025 e inserita nella legge regionale sugli interventi in favore della prevenzione della criminalità.

Una ricorrenza che si è legata in questi giorni al caso politico che coinvolge esponenti piemontesi di Fratelli d'Italia. Oggetto del contendere la partecipazione del sottosegretario biellese Andrea Delmastro, della vicepresidente della Regione Elena Chiorino e del consigliere regionale piemontese Davide Zappalà in un’attività di ristorazione a Roma finita sotto i riflettori delle cronache in quanto riconducibile alla famiglia Caroccia, prestanome al clan Senese nella gestione di ristoranti romani.

Martedì prossimo, alla presenza di Alberto Cirio ed Elena Chiorino, si terrà in aula durante la seduta del Consiglio regionale del Piemonte l’informativa – chiesta da giorni dalle opposizioni – sul caso politico che tocca la vicepresidente della Regione.

Caso Delmastro, Chiorino, Zappalà: opposizioni all’attacco

Sulla vicenda che coinvolge Delmastro, Chiorino e Zappalà in una società con una famiglia legata alla mafia si sta consumando un fatto politico di estrema gravità: il rifiuto della maggioranza e della Giunta di assumersi fino in fondo la responsabilità di riferire con chiarezza davanti al Consiglio regionale e ai cittadini piemontesi – scrive Mauro Calderoni, Consigliere regionale PD Piemonte.

Nonostante una richiesta formale avanzata già nei giorni scorsi in sede di capigruppo, né il Presidente della Regione né la Vicepresidente hanno ritenuto di intervenire in Aula. Un’assenza ingiustificabile, che alimenta opacità e mina la credibilità delle istituzioni. Nella giornata dedicata al ricordo delle vittime innocenti delle mafie, leggere in Aula i nomi di chi ha perso la vita per mano della criminalità organizzata - senza aver fatto chiarezza sui fatti suddetti - è una contraddizione che suscita sconcerto e profonda indignazione.

«Di fronte alle ombre che la vicenda della Srl condivisa tra Delmastro, Chiorino e Zappalà e esponenti della famiglia Caroccia allunga sulla Regione, procedere come se nulla fosse alla lettura degli oltre 1000 nomi delle vittime di mafia per noi è stato un atto irrispettoso e profondamente ipocrita» è la posizione di Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro. «Il silenzio assordante di questa mattina a Palazzo Lascaris è stato vergognoso» è la posizione del Movimento 5 Stelle.

La replica del Centro destra

«Siamo pronti al confronto, ma non accettiamo il “tribunale del popolo” allestito dalla minoranza, che ha già formulato la sua sentenza di condanna. Abbiamo comunque dichiarato la nostra piena disponibilità a discutere della vicenda in Consiglio regionale nella seduta della prossima settimana, quando, nella massima trasparenza il presidente Cirio e la sua vice Chiorino forniranno i chiarimenti richiesti dall’opposizione». Così il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Carlo Riva Vercellotti.

«La realtà dei fatti è molto semplice: il vicepresidente e il collega consigliere hanno acquisito quote minoritarie di un'attività con soci del tutto incensurati – prosegue il capogruppo di FdI. – Non appena hanno appreso di una situazione giudiziaria riguardante non un componente della società, ma un suo familiare, hanno immediatamente ceduto le loro quote».

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