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Tutti parlano della demolizione della scuola intitolata a lui... ma chi era Giuseppe Baruffi?

Lo studioso che percorse a piedi tutta l'Europa per amore della scienza

Tutti parlano della demolizione della scuola intitolata a lui... ma chi era  Giuseppe Baruffi?

di ERNESTO BILLO'

Dunque: trasferimento a tappe dal vecchio al nuovo istituto tecnico "Baruffi" sul versante opposto della collina di Piazza: prima i ragionieri e geometri, poi anche - da maggio - una parte di liceali. Resterà, sperabilmente, l'intitolazione all'abate Baruffi; ma intanto proviamo qui a rinfrescarne la memoria....

Chi era Giuseppe Baruffi?

Giuseppe Baruffi ebbe spirito aperto di studioso, di viaggiatore e di divulgatore, sollecito anche di lontano delle sorti della sua città natale.

Nacque nel 1801 a Mondovì, nel rione di Piandellavalle, nella via che poi da lui prese il nome:

Fece i primi studi a Mondovì appassionandosi alle scienze naturali, specie alla botanica; e percorse valli e monti in cerca d’erbe da classificare divenendo un infaticabile camminatore, curioso di mete sempre più lontane.

Maturò la vocazione religiosa mentre frequentava l’Università a Torino. Sacerdote nel 1824, si laureò due anni dopo in filosofia positiva (fisica, geometria, scienze naturali) e si diede all’insegnamento: anche a quello universitario dal 1833 al 1862.

Ma mentre era all'estero apprese di essere stato collocato a riposo (forse per ostilità di ambienti ultra-cattolici che non gli perdonavano talune esaltazioni del progresso, oltre al fatto che egli, sacerdote, viaggiasse disinvoltamente in paesi protestanti: almeno così sospettò Casimiro Danna). Tre anni dopo, Baruffi fu colpito da paralisi e passò gli ultimi anni in ristrettezze a Torino, dove morì il 12 marzo 1875.

I viaggi

Ad ogni estate per quasi trent’anni aveva percorso a piedi ‘l'Europa per partecipare a congressi e contattare altri scienziati, curioso anche degli usi, dei costumi, dell’indole dei popoli, e dell’ambiente, dell’economia, delle possibilità di sviluppo dei vari paesi.

Espose le sue esperienze di viaggio in lunghi “letteroni” poi raccolti in più volumi, usando uno stile cordiale e discorsivo. Parlò di Germania, Danimarca, Ungheria, Francia, Russia, Grecia, Turchia, Egitto, e contribuì alla divulgazione della cultura scientifica illustrando in presa diretta gli ultimi “ritrovati della scienza e della tecnica”, come le ferrovie, la navigazione a vapore, il telegrafo, combattendo intanto certe istituzioni superate come il troppo complesso sistema doganale, l’obbligo delle quarantene nei porti, i troppi giorni festivi.

Pellegrinaggi - Dopo il 1840 pubblicò più volumi di “Pellegrinazioni Autunnali”, una delle quali dedicata a un dettagliato itinerario da Torino alla sua Mondovì; e in altri 15 opuscoli descrisse, fra il 1853 e il 1861, “Passeggiate nei dintorni di Torino” (“Il pellegrino senza santuari” lo definì nel 1960 un libro di Giuseppe Sbodio).

Collaborazioni letterarie e politica

Inoltre collaborò a numerosi periodici (Letture Popolari, Il Subalpino, la Gazzetta Piemontese, il Risorgimento…) discorrendo di fisica, chimica, geografia, astronomia, auspicando che al progresso scientifico in atto si accompagnasse un miglioramento morale. Tra l’altro appoggiò il progetto di Ferdinand de Lesseps per il taglio dell'istmo di Suez; parlò dell’imminente apparizione della cometa di Halley, del telegrafo magneto-elettrico; ma si occupò anche della promozione operaia e del rinnovamento dell’agricoltura, e partecipò alle iniziative di carità che fiorivano allora a Torino.

Nel 1849 era stato eletto deputato dai monregalesi, ma si era scoperto poco portato alle battaglie politiche e si era dimesso dopo appena due mesi. Dal 1849 fino alla morte fu però solerte consigliere comunale di Torino e si adoperò per il risanamento urbanistico e lo sviluppo dell’assistenza. Socio di varie istituzioni culturali italiane ed estere, fu in corrispondenza con Giordani, Cantù, Balbo, Gioberti, d’Azeglio, Menabrea, Coppino, Plana, Ampère, Cousin, Lamartine, Thièrs, e in contatto coi monregalesi Cordero di San Quintino, Corte, Garelli, Nallino...

Un incendio distrusse in parte una parte dei suoi scritti, ma altri furono rintracciati e studiati dalla prof. Emilia Borghese che vi trovò tanti nuovi motivi d’interesse sulla fitta rete di suoi rapporti. Dei “Mondoviti” il Baruffi scrisse: "Sono gente vivace e d’ingegno svegliato e coraggioso, d’animo buono e generoso. Ma essi abbisognano di una maggior cultura e varietà e più adatta ai bisogni attuali. La sola memoria della passata prosperità non basta a farci migliori; è d‘uopo scuotersi…”.

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