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Trasformare la “Ceva-Ormea” in ciclovia? Un pesce d’Aprile, ma anche una provocazione: l’iter per la riattivazione fermo a gennaio

Resta aperta la vera partita: si attende ancora il via libera definitivo ai finanziamenti

Trasformare la “Ceva-Ormea” in ciclovia? Un pesce d’Aprile, ma anche una provocazione: l’iter per la riattivazione fermo a gennaio

Trasformare in ciclabili le linee ferroviarie dismesse grazie a sovrastrutture che si “srotolano” sui binari, realizzate con materiale riciclabile. La scorsa settimana è stato presentato Ri-Reverse, il progetto nato da un’idea dell’artista Nino Ventura e sviluppato grazie al contributo scientifico del Politecnico di Torino e l’azienda di progettazione IdealPlast.

In pratica la ciclovia è costituita da una struttura ancorata ai binari già esistenti, senza che questi ultimi debbano essere rimossi: in caso di un nuovo utilizzo della ferrovia, può essere smantellata e montata altrove. È composta da plastica riciclata e pneumatici vecchi, usati rispettivamente per le lastre e balaustre e per i cordoni. Nell’area di Mirafiori del Politecnico è stato realizzato un dimostratore su scala reale per sviluppare il progetto in ambito industriale.

Il brevetto è già stato depositato: grazie a questo sistema si è calcolato che almeno duemila chilometri di linee ferroviarie dismesse in Italia sarebbero riqualificabili, mentre in Piemonte si parla di quasi cento.

«L’idea nasce da lontano» – racconta Nino Ventura, artista e scultore nato ad Acireale in Sicilia e stabilitosi a Chivasso – «da quando oltre 15 anni fa mi trovai ad attraversare tutti i giorni una ferrovia dismessa. Fu allora che, attraversando i binari, cominciai a vederci una pista ciclabile. Erano già molte le linee ferroviarie smantellate e trasformate in ciclovie, ma non volevo eliminare le rotaie: le volevo usare come supporto di una pista ciclabile costruita con moduli realizzati con materiali di riciclo e in grado di essere smontata qualora fosse necessario ripristinare il passaggio dei treni».

 

 

Così Ventura ha proposto al Politecnico l’idea, che è diventata un progetto reale: per l’assessore regionale ai Trasporti, Marco Gabusi, «rappresenta un esempio concreto di come la Regione Piemonte intenda affrontare le sfide della mobilità e della rigenerazione infrastrutturale: non consumando nuovo suolo, ma valorizzando ciò che già esiste. Trasformare linee ferroviarie dismesse in opportunità per il territorio significa unire innovazione, sostenibilità e visione strategica. Questo progetto dimostra che è possibile intervenire in modo intelligente, con soluzioni flessibili e reversibili, capaci di adattarsi nel tempo senza compromettere il futuro delle infrastrutture. Come Regione crediamo fortemente nel legame tra ricerca, impresa e territorio: sostenere iniziative come questa vuol dire accelerare il trasferimento tecnologico e tradurre l’innovazione in benefici concreti per le comunità locali. È questa la direzione che vogliamo continuare a perseguire: infrastrutture più efficienti, sostenibili e al servizio delle persone, in grado di generare sviluppo senza rinunciare alla tutela del paesaggio e delle risorse».

Un progetto, dunque, dalle importanti valenze sia infrastrutturali che ambientali, ma che soprattutto in Valle Tanaro ha generato non poche perplessità.

 

Un pesce d’Aprile

 

Il giorno dopo la presentazione, il 1° aprile, sulla pagina Facebook della «Ferrovia Ceva-Ormea» è comparso un post che recitava: «Ci risulta, purtroppo, che la prima linea in Piemonte dotata di tale sovrastruttura sarà la Ferrovia del Tanaro che contrariamente a quanto annunciato nei mesi scorsi, sarà trasformata in ciclovia. Seguiranno la Cuneo-Mondovì e le altre ferrovie sospese ormai dal giugno 2012. In foto, uno spezzone dimostrativo del nuovo sistema, e una squadra di tecnici intenti nei rilievi della linea tra Ceva e Nucetto».

Indubbiamente un pesce d’Aprile, ma allo stesso tempo una provocazione per cercare di «smuovere le acque» di una vertenza che sembra ritardare a decollare.

 

 

 

In attesa dei fondi

 

Lo scorso mese di gennaio la Regione Piemonte ha confermato la ferma volontà di riattivare il servizio passeggeri, con un costo stimato in circa 50 milioni di euro. Confermata anche la collaborazione con l’operatore privato Arenaways, che punta a trasformare la linea in un modello di trasporto strategico per pendolari e turisti. Al momento i prossimi passaggi burocratici prevedono l’inserimento definitivo dell’opera nel contratto di programma tra il Ministero delle Infrastrutture e RFI per garantire la copertura finanziaria, iter che potrebbe andare in porto entro la primavera o al più tardi in autunno.

 

 

 

Ferraris: «Tempi lunghi»

 

«I tempi per la riattivazione della linea, come già preannunciato nel corso dell’incontro svoltosi lo scorso gennaio in Regione, saranno lunghi – commenta il sindaco di Ormea, Giorgio Ferraris –, ma non demordiamo. Tutti i soggetti coinvolti continuano a dimostrare il proprio interesse e la volontà di “investire” nella nostra linea. Il progetto “Ri-Reverse” di trasformare i binari in piste ciclabili, invece, è una suggestione che troverebbe difficile attuazione in Valle, sia perché entrerebbe in conflitto con altri progetti già in fase di attuazione, sia perché in alcuni punti sarebbe inattuabile tecnicamente, sia perché la linea è ufficialmente riconosciuta come tratta ferroviaria ad uso turistico ai sensi della Legge 9 agosto 2017, n. 128, che garantisce la salvaguardia dell’intera infrastruttura, impedendone lo smantellamento e promuovendone il riuso come patrimonio storico-culturale».

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