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09 Aprile 2026 - 10:30
Natale Carlotto
Caro direttore chiedo ospitalità per qualche considerazione - testimonianza di vita quotidiana semplice dei nostri luoghi.
Nel 1968 a 16 anni conclusa la Scuola professionale per l’Agricoltura a Demonte, scalpitando coadiuvavo mio padre nella piccola azienda agricola in una vallata del Cuneese.
Vivevamo in una piccola cascina in affitto, in una casa vecchia trasandata ed usurata dal tempo, senza alcuna comodità. La corrente elettrica arrivata da poco alimentava qualche lampadina da 15 watt, l’acqua si attingeva dal pozzo in cortile con una pompa manuale; una stufa a legna per cucinare, dormivo nel granaio condividendo lo spazio con le granaglie stoccate, ci si spostava a piedi, in bicicletta o con la corriera.
Nelle nostre valli cuneesi era in corso la transizione dalla trazione animale alla meccanizzazione; trattori di piccole potenze e qualche attrezzo, nei campi di maggior dimensione iniziavano a spuntare le mietitrebbie dei primi avventurosi contoterzisti. Tanto faticoso lavoro manuale, si viveva forzatamente con poco. Era l’epoca della contestazione giovanile anche in agricoltura, non senza motivo.
Un po’ intraprendente ed un po’ ribelle iniziai a partecipare alle iniziative del Movimento giovanile della Coldiretti con la “voglia di fare e di contare”. Ne venni attratto e quasi catturato.
In quel periodo, nelle serate invernali era presente una intensa attività formativa a cura della Coldiretti, attraverso l’INIPA che sopperiva anche ad una modesta scolarità ed offriva occasioni di dibattito, di confronto e di crescita spesso nei locali annessi alle Parrocchie. Sempre in ambito Coldiretti si sviluppavano i Club 3 P (Provare, Produrre, Progredire) - gruppi di giovani rurali a livello comunale o intercomunale - i club 4 H, che si prefiggevano l’introduzione di moderne tecniche agricole, la sperimentazione, la collaborazione e cooperazione fra piccole aziende. I progetti erano finanziati dal Ministero dell’Agricoltura per mettere a disposizione tecnici agronomi. In quel contesto si sviluppava la cultura imprenditoriale.
La protesta diventava proposta, le rivendicazioni comprendevano “l’autogoverno contadino” ed il riconoscimento del valore della “donna al focolare” che sfociarono poi nel riconoscimento dell’assegno di maternità, degli assegni famigliari alle famiglie coltivatrici ed anche il nuovo diritto di famiglia con la comunione tacita famigliare in agricoltura. Molti giovani della mia generazione, oggi ultrasettantenni, hanno fruito di tale momento “formativo” diventando capaci imprenditori ed operatori nei vari campi, bravi amministratori ecc. Autentici protagonisti dello sviluppo e del progresso rurale e della società degli anni 1960-2000. Credo che abbiamo vissuto una stagione impegnativa ma straordinariamente interessante.
Ad animare, coordinare e sostenere questo motore di sviluppo e progresso del mondo rurale in provincia di Cuneo è stata per larga parte la Coldiretti nelle sue varie articolazioni, che quest’anno festeggia l’80° della fondazione. Grande merito va riconosciuto all’indiscutibile grande “condottiero” Natale Carlotto che ci ha lasciati da poco ed a cui mi sento debitore di riconoscenza e gratitudine.
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