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Scuola demolita: il Comune vende i mattoni per beneficenza e l'architetto scrive il "de profundis"

Tutto attorno al "Baruffi" di Mondovì

Scuola demolita: il Comune vende i mattoni per beneficenza e l'architetto scrive il "De profundis"

Si stanno piazzando i macchinari per demolire l'ormai ex sede dell'Istituto "Baruffi". La vera e propria fase di abbattimento dovrebbe cominciare lunedì 13 aprile: lo stesso giorno in cui cominceranno le lezioni nella nuova sede in zona Polveriera.

L’abbattimento dovrebbe cominciare dal blocco che si affaccia verso il lato dei binari della Funicolare, e per la precisione da quello situato più a monte. Si procederà demolendo un blocco a settimana, in direzione di piazza IV Novembre, coi materiali che verranno portati via dai camion: decine di viaggi (quasi un centinaio in tutto), che percorreranno via Tortora e attraverseranno Breo. La demolizione riguarderà tutto il complesso, tranne una delle palestre: poi il terreno verrà spianato e “terrazzato”, con la possibilità di realizzare sul fianco della collina di Mondovì una nuova area verde (una curiosità: la terra con cui verrà ricoperta la collina sarà quella scavata dal cantiere del “nuovo Baruffi”).

La vendita dei mattoni per beneficenza

Il Comune ha lanciato l'iniziativa "Da mura a cura", che unisce amarcord e solidarietà: 1.000 mattoni del "Baruffi" finiranno in vendita e il ricavato sarà interamente donato alla Fondazione per gli ospedali di Mondovì e Ceva. 

L'iniziativa è pensata soprattutto per ex studenti e docenti: 900 mattoni messi in vendita a una cifra minima di 10 euro e 100 mattoni con offerta minima di 100 euro, per un totale che quindi ammonta almeno 19 mila euro.

La vendita verrà gestita attraverso il sito Eventbrite e la consegna dei mattoni avverrà il 24 maggio.

L'architetto Mamino: «"De profundis". Ma propongo tre cose...»

L'architetto Lorenzo Mamino, che molto volte ha ribadito la sua contrarietà all'idea di abbattere il "Baruffi": «Tutti conoscono le mie idee sull’abbattimento del “Baruffi”: che è un’intemperanza, una miopia burocratica. Ma ora che cominceranno i lavori per abbattere i padiglioni uno ad uno, si potrebbe almeno pensare a tre cose come estrema concessione all’esistente e con nessuna spesa in più, per lasciare qualcosa “a ricordo”. Prima cosa: pensare non ad un’area verde terrazzata che nessuno sarebbe poi in grado di manutenere (ne sia esempio la manutenzione del giardino del Belvedere) e che nessuno avrebbe voglia di visitare (lontana dai percorsi turistici) ma pensare ad un’area terrazzata che lasci intatti i primi solai fuori terra. Che, dopo, si potrebbero o ricoprire di terra e erba o lasciare a terrazza-belvedere (verso la Cittadella e verso Breo). Il piano parzialmente interrato rimasto (a formare i terrazzamenti) si potrebbe così dare in uso, in caso di necessità, agli Istituti Alberghiero e Licei. Ci sono annate in cui gli iscritti sono in crescita con andamento anomalo e si necessita di un’aula in più o di un laboratorio per i gruppi o di uno spazio quale che sia, purchè coperto, per attività libere o di sostegno o di relax. Questi “spazi di prossimità” potrebbero essere provvidenziali. Seconda cosa: non demolire la palestrina come non si demolisce la palestra grande perché di palestre ce ne sarà sempre più bisogno, per le scuole e per le associazioni sportive. Terza cosa: pensare al completamento del “giro delle mura di Piazza”. Il “giro delle mura” (un percorsi di affaccio sull’esterno lungo due chilometri) ha due punti critici da risolvere: questo e poi quello sotto il Vescovile per salire alla Cittadella. In questa occasione si potrebbe risolvere uno dei due, visto anche che si devono conservare, nella demolizione, le antiche muraglie verso Breo. È una richiesta accorata».

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