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10 Aprile 2026 - 14:43
Immagine realizzata con l'intelligenza artificiale
Il mercato internazionale manda segnali di distensione, ma per automobilisti e autotrasportatori il conto resta salato. Dopo l’annuncio del “cessate il fuoco” in Iran da parte dell’ex presidente americano Donald Trump, il prezzo del petrolio è sceso rapidamente, riportandosi sotto la soglia dei 100 dollari al barile. Una dinamica che, in teoria, avrebbe dovuto tradursi in un alleggerimento dei prezzi alla pompa.
Così non è stato. Anzi, in Italia e in gran parte d’Europa si osserva l’effetto opposto: i carburanti, e in particolare il gasolio (ma anche la benzina), continuano a rincarare. Guardando "in casa nostra", il Monregalese non fa eccezione.
Analizzando oggi, 10 aprile, i prezzi del gasolio in modalità “self” — ormai la scelta obbligata per contenere i costi, vista l’impennata non più sostenibile del “servito” — si registrano valori che sfiorano i 2,30 euro al litro. Nel dettaglio, si segnalano 2,229 euro al litro a Morozzo e Frabosa Sottana, 2,279 euro a Bene Vagienna, 2,275 euro a San Michele, e ancora 2,259 euro a Roccaforte, Farigliano e Montanera. A Mondovì, è rimasto un solo distributore a vendere il gasolio sotto i 2 euro, fermo, per ora, a quota 1,986.
Numeri che pesano come un macigno sul bilancio di famiglie e imprese locali, in un territorio dove l’uso dell’auto privata è indispensabile.
Non è la prima volta che si verifica una simile discrepanza tra andamento del greggio e prezzi al distributore. Il meccanismo sembra seguire uno schema ormai consolidato: quando il prezzo del petrolio aumenta, l’adeguamento alla pompa è quasi immediato. Quando invece il greggio scende, i ribassi arrivano — se arrivano — con ritardo e in modo molto più graduale.
Un fenomeno che molti consumatori percepiscono come ingiusto, ma che ha spiegazioni economiche.
Le ragioni sono diverse. Innanzitutto, i carburanti venduti oggi derivano da petrolio acquistato settimane prima, quando i prezzi erano più alti. Le compagnie e i distributori devono quindi smaltire le scorte prima di poter riflettere eventuali ribassi.
A questo si aggiunge la struttura fiscale: in Italia una parte consistente del prezzo finale (al netto dello "sconto" momentaneo decretato dal Gobverno) è composta da accise e IVA, che non variano al diminuire del costo del greggio, rendendo meno visibile ogni eventuale calo della materia prima.
C’è poi il fattore logistico e commerciale. I costi di raffinazione, trasporto e distribuzione incidono in modo significativo e non seguono necessariamente l’andamento immediato del mercato internazionale.
Infine, pesa la dinamica della domanda: il gasolio, utilizzato massicciamente dal trasporto merci, resta soggetto a una richiesta elevata, che contribuisce a mantenere i prezzi su livelli alti anche in presenza di un petrolio più economico.
Per gli utenti finali resta l’amaro in bocca. La speranza è che il calo del greggio si consolidi nelle prossime settimane, permettendo finalmente una discesa dei prezzi anche alla pompa. Ma l’esperienza insegna che, se accadrà, non sarà immediato.
Nel frattempo, nel Monregalese come nel resto d’Italia, ogni pieno continua a essere un salasso.
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