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La battaglia di Lepanto e la storia dei Domenicani: un piccolo tesoro artistico torna a risplendere

Domenica a Carassone la Messa solenne con il vescovo Egidio con la benedizione della Cappella del Rosario, appena restaurata, e l’incoronazione della Madonna

La battaglia di Lepanto e la storia dei Domenicani: un piccolo tesoro artistico torna a risplendere

Perseveranza, tempo e passione: per curare e restaurare il nostro patrimonio artistico servono, almeno, queste tre… virtù. Le difficoltà di carattere pratico, economico e burocratico sono all’ordine del giorno, ma quando ci si avvicina all’obiettivo, e tutto è pronto a svelarsi, le tensioni si attenuano.

A Mondovì la Cappella del Rosario nella parrocchiale di S. Giovanni a Carassone sta per tornare a risplendere, riportata al suo splendore originario dopo un lungo percorso non privo di difficoltà. Un cammino che don Andrea Rosso, fin dal suo arrivo a Carassone come vice di don Beppe Bongiovanni, ha seguito con costanza e determinazione, anche nei momenti più bui di stop e difficoltà nelle varie fasi di progettazione e lavoro. Decisiva soprattutto la spinta a portare avanti il restauro completo della cappella unendo gli ultimi due lotti in dialogo con la Soprintendenza.

I temi e le suggestioni di questo evento saranno al centro di una serie di appuntamenti in programma fino al mese mariano di maggio e che culmineranno con l’accoglienza in parrocchia delle reliquie di Santa Bernadette e della statua della Madonna, provenienti dal Santuario di Lourdes.

I primi eventi da segnare sul calendario sono ormai prossimi: sabato 11 aprile, ore 21, concerto musicale “Ave Stella matutina” con il Coro di Voci bianche e strumenti dell’Academia Montis Regalis e, soprattutto, domenica 12 aprile, alle ore 9,30, la messa solenne con il vescovo Egidio con la benedizione della Cappella e incoronazione della Madonna del Rosario. La prima occasione per riscoprire un piccolo tesoro artistico.

Un pezzo del patrimonio monregalese

Il restauro di un bene come la Cappella del Rosario di Carassone non significa salvaguardare solo il gioiello di un rione, ma un pezzo del patrimonio monregalese, ricco di forti valenze storiche. I segni custoditi dalla Cappella si connettono, infatti, ad una rete con tantissimi richiami alla storia della città. Come quella dei Domenicani che, tra il 1574 e il 1577, traslarono a Lupazanio (dove si fa menzione di un edificio sacro già dal 1041) il corpo della venerabile Caterina Mazzucchi e vi trasferirono tutto ciò che erano riusciti a salvare della loro Chiesa conventuale di Piazza (capitelli, colonne, marmi, altari, icone, suppellettili e le campane) prima della demolizione, ordinata dai Savoia, per fare spazio alla Cittadella militare. In seguito al loro insediamento i Domenicani ricostruirono la primitiva Chiesa dedicata a S. Giovanni e la intitolarono a S. Domenico, conservando di quella antica solo il campanile e officiandola fino al 1802. Inoltre, verso la collina di Piazza, edificarono il Convento ed il Chiostro.

L’edificio come lo conosciamo oggi ha preso forma nel corso dei secoli XVII e XVIII e in questo contesto si colloca la costruzione della Cappella del S. Rosario, contrapposta a quella di S. Giuseppe sull’asse del transetto. L’Ordinato Comunale che ne attesta la costruzione è datato 1637: al suo interno presenta uno spettacolare apparato decorativo con ornamenti in stucco sulle volte, quattro statue, una cornice di formelle in legno dipinto a lato della statua della Madonna del Rosario che raffigurano i quindici misteri del Rosario oltre a due figure di santi Domenicani. Il Rosario, identificabile in una corona di rose, assume un significato mistico, e l’origine di questa devozione è attribuita, secondo i Domenicani, a San Domenico stesso in quanto sarebbe stata la stessa Madonna a suggerirgli questa preghiera.

Il tutto inserito in una cornice segnata, appunto, dalla testimonianza domenicana. A cominciare dall’ampio affresco in cui è dipinta la battaglia di Lepanto tra la flotta cristiana e quella turca, con la vittoria della Lega Santa attribuita proprio alla preghiera del Rosario su invito dell’allora papa Pio V, Michele Ghislieri, padre domenicano e già vescovo di Mondovì (e raffigurato anche in una statua nella cappella).

Anche l’altra parete ha un’intonazione domenicana, riproducendo scene della crociata con gli Albigesi, mentre una nuova interpretazione del prof. Comino lo assocerebbe ad un nobile esponente di un gruppo familiare di Carassone, Francesco Bonardo, comandante al servizio del re di Francia prima, e del duca di Savoia. L’autore di entrambi i temi è il pittore Giovanni Claret di cui si trova la firma sulla prua di una delle navi raffigurate nella battaglia navale. L’iconografia della volta riporta una complessa intelaiatura architettonica riconducibile a quattro settori intorno alla raffigurazione dell’Assunzione in cielo della Madonna, contornata da raffigurazioni delle Sibille. La celebrazione dell’Ordine Domenicano ispira, invece, l’iconografia dei dipinti collocati nella fascia centrale dell’intradosso dell’arcone sovrastante il presbiterio della cappella.

Il restauro

Perseveranza, tempo e passione sono stati spesi anche dall’architetto Gemma Fulcheri che ha progettato l’intervento: il lavoro è andato avanti per lotti esecutivi grazie al sostegno delle Fondazioni CRT e CRC, del Ministero della Cultura, della Compagnia di San Paolo e alle offerte dei parrocchiani con l’architetto Mario Gandolfi, a cui va il ringraziamento della parrocchia, che ha offerto il progetto dell’impianto di illuminazione.

La priorità è andata agli affreschi del Claret, poi si è proseguito con l’altare, le volte della navata, l’arco trionfale e il presbiterio, eliminando gli interventi ottocenteschi. L’intervento ha seguito un piano di interventi per la pulitura degli affreschi e delle cornici, la rimozione delle efflorescenze dovute alle infiltrazioni e un consolidamento delle superfici. Del lavoro sul campo si è occupata la società “Alma vera snc” di Torino guidata dalla restauratrice Costanza Maria Tibaldeschi.

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