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13 Aprile 2026 - 09:15
Vincenzo Bezzone, attuale consigliere dell’Unione Montana di Ceva ed ex presidente dal 2019 al 2024, è intervenuto a seguito di una dichiarazione del sindaco di Priero, Alessandro Ingaria, in merito alla contabilità dell’Ente.
«Abbiamo letto con stupore – spiega – l’articolo di stampa in cui Alessandro Ingaria descrive la situazione contabile tra il Comune di Priero e l’Unione Montana di Ceva. Una ricostruzione che appare non solo parziale, ma anche difforme rispetto ai fatti documentati. Riferendomi al periodo in cui ho avuto la rappresentanza legale dell’Ente montano, ritengo doveroso esporre alcune precisazioni. Colpisce, in particolare, come si tenti di attribuire all’Unione Montana presunte “opacità contabili”, quando lo stesso Ingaria ha ricoperto un ruolo apicale all’interno dell’Ente, essendone stato vicepresidente a partire dal 2015 al 2019. Un incarico che comportava piena conoscenza della situazione finanziaria, inclusi i rapporti economici con il Comune da lui amministrato».
«È infatti noto – continua Bezzone – che il Comune di Priero fosse interessato, insieme ad altri Comuni della Valle Cevetta, da un mutuo contratto per la realizzazione di un collettore fognario. Il mutuo, intestato all’Unione Montana, prevedeva un preciso accordo: i Comuni beneficiari avrebbero dovuto contribuire annualmente al rimborso delle rate. Ebbene, dalla documentazione contabile dell’Unione Montana emerge che, a partire dal 2016 e per diversi anni, il Comune di Priero non ha versato le quote di propria spettanza. Un fatto oggettivo, che ha determinato nel tempo l’accumulo di un debito rilevante».
«Alla luce di ciò – conclude l’ex presidente –, risulta quantomeno singolare che oggi si invochino carenze informative o disallineamenti contabili per giustificare una situazione che affonda le proprie radici in obbligazioni ben note e condivise. Descrivere sui media una realtà del tutto soggettiva, scaricando responsabilità sull’Ente montano, non contribuisce a fare chiarezza né rende un servizio alla comunità. Al contrario, rischia di alimentare confusione su vicende che meriterebbero invece trasparenza e assunzione di responsabilità. I cittadini hanno diritto a una rappresentazione completa e veritiera dei fatti, non a narrazioni costruite a posteriori».
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