Cerca

ultima ora

ultime notizie

OGGI

Repole: «Dolore e amarezza per l’attacco di Trump al Papa»

L’intervento dell’arcivescovo di Torino, e presidente della Conferenza episcopale piemontese, dopo le parole del presidente degli Stati Uniti

Repole: «Dolore e amarezza per l’attacco di Trump al Papa»

Il card. Repole

«Sono certo di interpretare il sentimento dei fedeli - ha detto lunedì il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, nonché presidente della Conferenza episcopale piemontese - esprimendo dolore e amarezza, ma anche sostegno e affetto a Leone XIV dopo le inimmaginabili offese pronunciate dal presidente americano Donald Trump nei confronti del Papa, colpito con arroganza e volgarità senza precedenti per aver denunciato l’ingiustizia e la violenza delle guerre che stanno devastando il mondo. Inquietante il linguaggio intimidatorio, culminato con l’avvertimento che “il Papa dovrebbe darsi una regolata”. Gli attacchi al Vescovo di Roma, ripresi anche dopo la scomparsa di Papa Francesco, mostrano con chiarezza che il bersaglio non sono i Papi, ma il Vangelo della pace e della giustizia».

L'attacco è avvenuto nella notte (alle tre, ore italiane) con un lunghissimo post pubblicato sul social Truth mentre il presidente si trovava a bordo dell’Air Force One di ritorno dalla Florida. «È un debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera» e ancora «non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto», «Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano». «Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso».

«No, non ho paura dell’amministrazione Trump, o di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo, che è quello che credo di dover essere qui a fare, per cui la Chiesa è qui. Noi non siamo politici, non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva ma come costruttori di pace» – queste le parole di Papa Leone ai giornalisti sull’aereo verso Algeri –. «Non ho molto da dire. Le persone che leggono potranno trarre le proprie conclusioni. Io non sono un politico e non ho intenzione di entrare in discussione con lui. Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo, non solo a lui… Troppi innocenti sono stati uccisi e credo qualcuno debba alzarsi a dire che c’è una via migliore».

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Aggiorna le preferenze sui cookie
x