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Agricoltura di montagna: 14,4 milioni contro abbandono e spopolamento

La Regione pronta a sostenere migliaia di aziende agricole delle aree montane: contributi fino a 13 mila euro per difendere territorio, lavoro e comunità

Agricoltura di montagna: 14,4 milioni contro abbandono e spopolamento

La Regione Piemonte mette sul tavolo 14,4 milioni di euro per sostenere le aziende agricole montane e rafforzare un settore considerato decisivo per la tenuta economica, ambientale e sociale del territorio. È in via di pubblicazione il nuovo bando che punta a garantire continuità alle migliaia di imprese agricole attive in montagna, contrastando allo stesso tempo spopolamento, abbandono e fragilità del territorio.

La misura rientra nel Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027 e prevede un contributo annuale per ettaro destinato agli agricoltori che operano in aree segnate da condizioni particolarmente difficili, tra altitudine, forti pendenze e una maggiore complessità produttiva. Un sostegno pensato per compensare i maggiori costi e i mancati redditi che da sempre caratterizzano il lavoro agricolo in montagna.

 

 

Il contributo sarà modulato in base a diversi elementi: tipologia di coltura, grado di svantaggio del terreno e presenza stabile dell’azienda sul territorio. Prevista anche una premialità più alta per imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti, a conferma della volontà di sostenere chi vive e lavora quotidianamente in queste aree. Gli importi andranno da un minimo di 500 euro fino a un massimo di 13.000 euro per beneficiario.

A sottolineare il valore strategico dell’intervento è l’assessore regionale allo Sviluppo e promozione della montagna Marco Gallo, che definisce questa misura un vero pilastro delle politiche per la montagna. Il ruolo degli agricoltori, infatti, va ben oltre la sola dimensione produttiva: rappresenta un presidio fondamentale per la tutela del paesaggio, la cura del territorio e la tenuta delle comunità locali.

Il messaggio è chiaro: sostenere l’agricoltura montana non significa solo aiutare un comparto economico, ma investire sul futuro delle terre alte, mantenere vivi i borghi, preservare l’identità dei paesaggi piemontesi e creare nuove opportunità di sviluppo, anche sul fronte turistico e ambientale.

Un intervento che guarda dunque al presente, ma soprattutto al domani di una montagna che chiede di non essere lasciata sola.

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