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Trovate tracce di cromo nelle acque a Sant’Anna

Scattano le indagini dell’ARPA: valori altissimi, “alta priorità” per i rischi per la salute. Ordinanza del Comune: divieto di usare l’acqua di un laghetto nei pressi di via dei Ciri

Tracce di cromo nelle acque a Sant’Anna

Presenza di cromo VI nelle acque di un laghetto a Sant’Anna Avagnina, nei pressi di via dei Ciri. È seria la situazione individuata a Mondovì: e la celerità con cui si sono mossi il Comune e ARPA Piemonte, l’Agenzia che sta conducendo gli accertamenti, lo dimostra.

C’è un’ordinanza, emessa dal Comune, che vieta “con effetto immediato” l’utilizzo delle acque di quel laghetto. E l’ARPA ha già effettuato un nuovo sopralluogo, prelevando campioni da terreni e falda per cercare di capire quale sia l’area di contaminazione e le cause.

Precisazione importante: la questione non riguarda l'acqua potabile, non si parla di rubinetto ma - come detto - di un laghetto utilizzato per annaffiare piante o orti.

Per capire cosa stia succedendo è necessario partire da un paio di settimane fa. All’indomani di un episodio che avrebbe riguardato una precisa zona di Sant’Anna vicino ad alcune case e un’azienda, privati cittadini hanno fatto effettuare un controllo sulle acque del laghetto.

Dalle analisi è risultata la presenza di cromo-VI: un cancerogeno, sostanza pericolosa per la salute umana e per l’ambiente, con un'elevata propensione alla diffusione attraverso le falde acquifere. Immediata la segnalazione al Comune che a sua volta, il 31 marzo, ha allertato l’ARPA. Nel giro di pochi giorni l’Agenzia per la protezione ambiente ha prelevato i campioni di acque superficiali (dal laghetto e dai drenaggi che lo alimentano) e li ha analizzati, coinvolgendo addirittura due diversi laboratori dell'Agenzia.

La procedura è stata classificata come “ad alta priorità” (uno specifico protocollo di ARPA per le situazioni considerate di primaria rilevanza).

E le analisi hanno confermato tutto: nell’acqua sono state individuate «concentrazioni di cromo totale e cromo-VI significativamente superiori ai limiti normativi vigenti». Il limite previsto è di 50 milligrammi al litro: in questo caso si parla di quantità nettamente superiori.

Immediata l’ordinanza del Comune, dal momento che «l’utilizzo delle acque contaminate costituisce una possibile via di esposizione diretta e indiretta per la popolazione, nonché un potenziale veicolo di contaminazione della catena alimentare e delle matrici ambientali»: l’acqua di quel laghetto, come quella di altri canali in zona, viene utilizzata per annaffiare orti, piante, prati.

Ovviamente la questione non è finita qui. Prima domanda: da dove arriva il cromo, in percentuali così rilevanti? La sua presenza potrebbe essere correlata a determinati tipi di lavorazioni industriali specialistiche. Quindi è assolutamente necessario ricostruire da dove potrebbe derivare, andando a controllare in primo luogo i terreni (operazione già effettuata da Arpa Piemonte nell'area di maggiore attenzione).

A cominciare da quelli poco più a monte del laghetto (dove sorge un piccolo stabilimento di cromatura metalli, anche se al momento – lo precisiamo – non è ancora dimostrata correlazione). Si deve procedere un passo alla volta: una volta terminate le operazioni di accertamento ambientale, la palla passerà alle autorità competenti, sanitarie ed ambientali ed eventualmente – se dovessero emergere elementi su responsabilità – a quelle giudiziarie.

E inoltre: esiste il rischio che la contaminazione abbia toccato anche le acqua di falda? Questa è un’altra questione – importantissima – su cui ARPA sta facendo chiarezza, attraverso le analisi dei nuovi campioni  e valutazioni idrogeologiche specialistiche. Analisi che potrebbero consentire non solo di capire le origini della contaminazione, ma anche da quanto tempo è in corso. Le verifiche consentiranno di capire se la natura del terreno ha permesso un “contenimento” della contaminazione delle acque superficiali.

Il Comune scrive che «pur in assenza allo stato di un quadro completo ed esaustivo dell’estensione della contaminazione, non è possibile escludere il coinvolgimento della falda superficiale e l’eventuale utilizzo delle acque per usi irrigui, agricoli, zootecnici o di altra natura». Massima attenzione. E ci si riserva «l’emanazione di ulteriori provvedimenti a seguito dell’approfondimento delle indagini da parte degli Enti competenti».

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