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Da residenza nobiliare a Colonia per gli orfani di guerra: tornano le visite al castello

Nell'antico maniero che domina il borgo antico si sono stratificate storie di nobiltà e borghesia, intrecciate a momenti di vita, scuola e lavoro

Da residenza nobiliare a Colonia per gli orfani di guerra: tornano le visite al castello

Il castello di Rocca de' Baldi

Domenica 26 aprile riaprono le porte del Castello di Rocca de' Baldi per una nuova emozionante stagione di conoscenza, meraviglia, storia e calda accoglienza.

Un castello che ti coglie di sorpresa, in fondo alla piana distesa dei campi. Dapprima, un muro di cinta in pietre di fiume, oltre il quale svettano alberi maestosi, mentre si va definendo il profilo dell'edificio, con le calde tonalità dei suoi antichi muri. Lo sguardo intanto abbraccia, sulla sinistra, la bianca Badia che completa e definisce un insieme che non può non destare intensa emozione.

Il castello domina la piazza e ingloba la torre che svetta ancora in alto con le sue merlature ghibelline. Un castello nelle cui sale si sono stratificate storie di nobiltà e borghesia, si sono intrecciate storie di vita, scuola e lavoro, fino a diventare museo di sé stesso e della civiltà contadina.

La vita della famiglia Morozzo scorre tra le eleganti sale del piano nobile, tra soffitti deliziosi, sovrapporte preziose, pareti affrescate, suggestive ambientazioni.

Una nobiltà antica di oltre mille anni, con figure di marchesi e personaggi votati alla vita ecclesiale o militare presso la corte sabauda… Dame, come Cristina Morozzo, madre di Massimo d'Azeglio… Una famiglia che tra Sei e Settecento, in questo castello amava trascorrere lunghi periodi, lontano dal palazzo di Torino, un castello immerso nelle terre che, fin dai primi anni dopo il Mille, videro affermarsi la fortuna dei Signori di Morozzo.

Ma non solo vite ovattate. Le mura del castello sono impregnate anche delle tante storie dei bambini e dei ragazzi accolti dalla Colonia Agricola Orfani di Guerra, nata per dare un futuro ai figli dei tanti caduti della Prima Guerra Mondiale. Figli di contadini che qui imparavano a diventare buoni agricoltori, sostenuti da figure d'altri tempi, come il prof. Gioda, titolare della Cattedra Ambulante di Agricoltura presso il Comizio Agrario di Mondovì. Tante le storie, tanto il lavoro, tanto il freddo tra le gelide mura.

Al secondo piano del castello il Museo "Augusto Doro" si snoda con i suoi contenuti multimediali, raccontando la nascita e lo sviluppo del nostro territorio, plasmato dal lavoro secolare dell'uomo. Scenografici allestimenti suggeriscono significativi momenti storici e i grandi temi che hanno segnato lo sviluppo economico e agrario delle nostre terre: grano, mais, castagne, seta… mentre scorrono ricche documentazioni d'archivio nelle postazioni multimediali ed antichi strumenti di lavoro ci ricordano che la produzione del cibo è stata legata ad una fatica immane, compagna delle generazioni che ci hanno preceduto, fino al cambiamento epocale della seconda metà del Novecento.

Senza dimenticare la religiosità profonda espressa dal mondo contadino, intrisa di riti, santi, processioni, canti, alla ricerca di protezione e tutela quando la perdita di un raccolto o la moria del bestiame significava la rovina e la fame. Ed ecco allora una preziosa testimonianza: il carro processionale realizzato nel 1823 e dedicato a San Magno, nel Cuneese il santo per eccellenza a protezione degli animali e del lavoro contadino.

Infine il parco. Riservato alla vita della famiglia nella parte aperta sulla facciata interna del castello. Un cedro imponente, sofore secolari che sembrano racchiudere un che di segreto tra i loro rami contorti: storie antiche, chiacchiere di dame, pensieri di orfani, giochi di bimbi…

Più avanti, il vasto spazio dedicato al frutteto. Il tutto racchiuso dal tipico muro in pietre di fiume e cocci di mattone, ma proiettato verso il verde smagliante della campagna e concluso dalla cerchia delle montagne. È il Comizio Agrario di Mondovì il prestigioso custode e valorizzatore del frutteto che vanta l'impianto di centinaia di varietà di mele antiche.

Il castello di Rocca de' Baldi vi aspetta dunque, con tanta bellezza e tante storie da raccontare. Sarà aperto tutte le domeniche e festivi sino al 25 ottobre e in occasione di particolari eventi che saranno segnalati.

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