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La voce dei sindaci del Cuneese: «Il figlio dell'ex dittatore non può guidare l'Iran»

Numerosi amministratori e l'Anpi sostengono la causa: «Il Paese deve avere un governo democratico eletto con libere elezioni»

La voce dei sindaci del Cuneese: «Il figlio dell'ex dittatore non può guidare l'Iran»

Il medico-attivista Khosro Nikzat

In questi giorni si sta registrando una crescente presa di posizione da parte di sindaci e amministratori locali italiani contro l’invito in Italia di Reza Pahlavi, figura simbolo della monarchia iraniana deposta nel 1979. Un dissenso che non riguarda solo grandi città o contesti nazionali, ma che coinvolge sempre più anche realtà locali, tra cui il territorio cuneese.

Proprio nel Cuneese, diversi amministratori hanno espresso pubblicamente la loro contrarietà all’iniziativa del governo. A dar voce a questo fronte è ancora Khosro Nikzat, medico presso l’Ospedale di Cuneo, residente da anni a Margarita e presidente dell’Associazione Medici e Farmacisti Iraniani in Italia. Nikzat ha voluto ringraziare apertamente alcuni rappresentanti delle istituzioni locali per il sostegno espresso: il sindaco di Trinità Ernesta Zucco, il sindaco di Castelletto Stura Alessandro Dacomo, il vicesindaco di Margarita Dario Lingua e la consigliera comunale di Boves Enrica Di Ielsi.

A loro si aggiunge il sostegno del comitato provinciale di ANPI Cuneo, presieduto da Paolo Allemano, che ha espresso una posizione critica articolata.

In una lettera, Allemano ha manifestato “sorpresa e preoccupazione” per l’accoglienza riservata in Italia a Reza Pahlavi da parte di figure istituzionali di alto livello. La presa di posizione si inserisce in un quadro internazionale già complesso, segnato da tensioni e conflitti che coinvolgono direttamente l’Iran e che, secondo l’ANPI, risultano in contrasto con il diritto internazionale, aggravando le sofferenze della popolazione civile e aumentando i rischi per la stabilità globale.

Nel documento si sottolinea come il sostegno implicito a una possibile restaurazione monarchica appaia “fuori luogo e offensivo” nei confronti di quei cittadini iraniani che da anni lottano per una repubblica democratica, libera e laica. Il riferimento è a una parte significativa della società civile iraniana che, pur opponendosi all’attuale regime, non vede nella figura di Pahlavi una soluzione credibile o desiderabile.

Particolarmente significativo è il parallelismo evocato tra la Resistenza italiana e quella iraniana. Secondo Allemano, non è coerente dichiararsi solidali con i resistenti iraniani e allo stesso tempo sostenere, o anche solo legittimare, operazioni militari o scenari politici che potrebbero portare a un ritorno di forme autoritarie già sperimentate in passato.

Il messaggio è chiaro: ogni cambiamento politico in Iran dovrebbe nascere “dal basso”, attraverso il protagonismo del popolo iraniano, e non essere imposto o guidato da pressioni esterne o da figure legate a regimi del passato. In questo senso, l’Italia – e più in generale le democrazie occidentali – dovrebbero svolgere un ruolo di supporto ai processi democratici autentici, senza ambiguità.

Il sindaco di Trinità, Ernesta Zucco, in un documento al riguardo, aggiunge: «Il Paese deve avere un governo democratico, eletto con libere elezioni».

La mobilitazione di amministratori locali nel Cuneese rappresenta quindi un segnale significativo: anche dai territori emergono prese di posizione consapevoli su questioni internazionali, con una forte attenzione ai valori democratici e alla coerenza politica. Una dinamica che potrebbe estendersi ulteriormente nelle prossime settimane, alimentando un dibattito a livello nazionale.

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