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30 Marzo 2026 - 15:10
Nel riquadro, il medico-attivista Khosro Nikzat
La coalizione mondiale "Specialisti della salute per l'Iran libero" di cui fa parte anche il medico e attivista Khosro Nikzat, residente ormai da tempo a Margarita e presidente dell'Associazione Medici e Farmacisti Iraniani in Italia, ha da poco inviato una lettera alla Commissione esteri del Parlamento europeo, esprimendo viva preoccupazione per gli sviluppi in ambito internazionale che stanno interessando la delicata situazione politica in Iran.
"Con vivo rammarico abbiamo appreso, tramite i media internazionali, che nei prossimi giorni, presso il Parlamento Europeo, si terrà un incontro con una delegazione iraniana guidata dal figlio dell’ex Shah dell’Iran, il quale viene presentato come una delle possibili opzioni per il futuro del Paese in caso di cambiamento di regime" si legge nel testo.
"La presente coalizione desidera sottoporre alla vostra attenzione alcune importanti considerazioni.
In primo luogo, il popolo iraniano ha rovesciato oltre quattro decenni fa il regime dittatoriale monarchico, pagando un prezzo umano e sociale estremamente elevato. Pertanto, qualsiasi progetto volto a ripristinare forme di governo riconducibili a tale esperienza storica appare non solo irrealistico, ma potenzialmente destabilizzante.
In secondo luogo, il figlio dell’ex Shah, caratterizzato da un approccio fortemente personalistico, non solo non riconosce i diritti delle diverse componenti etniche dell’Iran, ma in più occasioni le ha accusate di tendenze separatiste. Nel corso degli ultimi decenni ha inoltre promosso diverse iniziative politiche che non hanno prodotto né continuità né un livello significativo di coesione, evidenziando così una difficoltà oggettiva nel costruire una leadership unitaria e credibile all’interno dell’opposizione.
Inoltre, alcune sue dichiarazioni pubbliche riguardanti possibili rapporti con ambienti riconducibili alle strutture di potere e repressione attualmente operative in Iran, così come le posizioni assunte in momenti cruciali delle recenti proteste, hanno contribuito ad alimentare divisioni rilevanti tra le forze di opposizione e persino tra i cittadini iraniani.
Va altresì evidenziato che, in assenza di un reale radicamento popolare, egli ha sostenuto posizioni che contemplano il ricorso a un intervento militare esterno e a un conflitto internazionale come via per accedere al potere. Una simile prospettiva comporterebbe conseguenze estremamente gravi per la popolazione civile iraniana. Un eventuale conflitto sul territorio iraniano porrebbe i cittadini innocenti tra il martello della guerra e l’incudine della repressione, generando costi umani e sociali incalcolabili e aggravando ulteriormente la crisi in atto.
Al contrario, riteniamo che la soluzione reale e duratura per il futuro dell’Iran risieda in un cambiamento promosso dal popolo iraniano stesso, attraverso un movimento organizzato e interno al Paese; un cambiamento che rifletta una volontà autentica e rappresenti realmente l’intera società.
Siamo inoltre convinti che sia l’opzione della guerra sia l’approccio di appeasement nei confronti dell’attuale regime conducano inevitabilmente a conseguenze disastrose, non solo per il popolo iraniano, ma anche per la stabilità del Medio Oriente e, di riflesso, per l’Europa e la comunità internazionale, incluse crisi umanitarie e flussi migratori incontrollati. È necessario ricordare che oltre tre decenni di politiche di appeasement da parte dei Paesi occidentali hanno contribuito al rafforzamento incontrollato del regime iraniano nel campo del terrorismo e nello sviluppo di programmi nucleari, fino a sfociare nell’attuale scenario di conflitto.
Ci si attende pertanto che i leader europei sostengano un cambiamento di regime realizzato dal popolo iraniano, volto alla creazione di una repubblica democratica, libera e fondata sulla separazione tra religione e Stato. L’indebolimento del regime negli ultimi anni e l’intensificarsi delle pressioni popolari interne rappresentano un’opportunità storica per la comunità internazionale di allinearsi alle aspirazioni del popolo iraniano.
È altresì importante sottolineare che la definizione “dall’alto” delle future strutture politiche di un Paese complesso come l’Iran, ignorando forze sociali e politiche con oltre 45 anni di esperienza e resistenza, comporta seri rischi di instabilità, come dimostrato da recenti esempi in altre aree del mondo.
Infine, risulta difficile comprendere come si possa proporre qualsiasi alternativa senza considerare il ruolo dei movimenti organizzati e radicati all’interno della società iraniana, poiché ignorare tali forze rischia di compromettere la credibilità e l’efficacia di qualsiasi iniziativa.
Alla luce di quanto sopra, si auspica che ogni valutazione sul futuro dell’Iran venga condotta con la massima attenzione, ascoltando la voce di tutte le componenti della società iraniana e nel pieno rispetto del diritto del popolo iraniano a determinare il proprio destino".
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