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Cosa si nasconde sotto i ruderi del castello? Indagini nel sottosuolo per scoprirne i misteri

Radici Roccaforte e la Soprintendenza al sopralluogo con il georadar: rilievi preliminari per ricostruire la pianta del castello e individuare materiali sepolti

Cosa si nasconde sotto i ruderi del castello? Indagini nel sottosuolo per scoprirne i misteri

Dalla sua costituzione uno dei macro obiettivi dell’Associazione culturale Radici Roccaforte è quello di indagare il Castello del paese, oggi ridotto a un cumulo di ruderi, per valorizzare l’area, anche dal punto di vista archeologico, con l’obiettivo in futuro di farlo diventare un luogo storico, testimonianza viva della vita del paese. Un nuovo passaggio estremamente significativo nell’indagine è stato compiuto nei giorni scorsi: il presidente dell’Associazione, Alessandro Rulfi ha accompagnato l’archeologo Ivan Repetto e il funzionario della Soprintendenza Francesco Rubat Borel per un sopralluogo sul posto con il Georadar. Manovrato da Repetto, lo strumento è stato utilizzato per dei significativi rilievi sul sottosuolo, che consentiranno di ottenere, presumibilmente, un quadro più chiaro sugli spazi e sulla pianta della fortezza.

Inoltre, si potrà accertare la presenza nel sottosuolo di masse di materiali. «Per il momento non sono saltate fuori novità sorprendenti – commenta Rulfi – ma possiamo dire che da questi rilievi verranno fuori dei dati importanti, che potremo “incrociare” con quanto già sappiamo e con il visibile, per provare a farci un’idea più precisa della struttura del maniero. Penso che si tratti di un edificio complesso, che aveva una funzione strategica per il territorio, fosse anche più forte di quello che si è sempre pensato. E voglio ringraziare particolarmente la soprintendenza e in particolare il dottor Repetto e il dottor Rubat Borel, per il vivo interesse dimostrato». La Soprintendenza ha dato un anno di concessione all’Associazione Ra.Ro. per condurre rilievi, termine che dovrà essere rinnovato. «Questo è il secondo sopralluogo che viene effettuato – ricorda ancora Rulfi – il primo fu sei-sette anni fa, ma l’area era in stato di abbandono e la vegetazione non aveva consentito di approfondire al grado a cui siamo arrivati in questa fase. Attendiamo i risultati e vedremo come proseguire».Il mistero del maniero perduto: cosa si nasconde davvero sotto i ruderi?

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