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Il 25 Aprile "pranzo con pastasciutta antifascista": ma da dove nasce questa iniziativa? E perché?

Una vicenda che ha radici in Emilia Romagna: ecco la storia

Il 25 Aprile "pranzo con pastasciutta antifascista": ma da dove nasce questa iniziativa? E perché?

Sabato 25 aprile, il Caffè Sociale della Stazione di Mondovì propone un momento di incontro aperto alla cittadinanza in occasione della Festa della Liberazione, in collaborazione tra Cooperativa “Franco Centro”, “Donne in cammino per la pace”, Associazione Partigiana “Ignazio Vian” - FIVL, ANPI, MondoQui.

Appuntamento alle ore 13 con la pastasciutta antifascista (menù: insalata russa, pasta con ragù vegetariano, rotolo dolce – euro 15 – prenotazione entro le ore 12 di venerdì 24 aprile contattando il 375 8178138 anche whatsapp).

A seguire, alle ore 14,45, presentazione di “Sentieri di libertà”, piccola guida dedicata ai percorsi partigiani tra le valli Pesio ed Ellero. Interverranno Claudia Bergia, presidente dell’Associazione partigiana “Ignazio Vian”, lo storico Ernesto Billò e Claudio Boasso, curatore della pubblicazione. Ad arricchire l’appuntamento anche un momento di particolare valore simbolico: saranno esposti i disegni realizzati dai ragazzi e dalle ragazze delle scuole che hanno visitato la mostra “Heart of Gaza”, testimonianze visive di riflessione, sensibilità e partecipazione sui temi della pace, dei diritti e della memoria dei conflitti.

Come e dove nasce la "pastasciutta antifascista"?

La pastasciutta antifascista è una tradizione popolare nata in Italia durante la seconda guerra mondiale. La nascita risale al 25 luglio 1943, quando venne destituito e arrestato Benito Mussolini. Il giorno dopo, il 26 luglio, nacque il governo di Pietro Badoglio. La notizia venne accolta con gioia e entusiasmo dalla popolazione, speranzosa nella fine della dittatura e del conflitto, che tuttavia sarebbe proseguito con la Repubblica Sociale Italiana, l'occupazione tedesca e anni di violenza e guerra e la lotta di Liberazione. È del 28 luglio, ad esempio, l'Eccidio delle Reggiane, a Reggio Emilia, durante il quale soldati spararono contro gli operai delle Officine Meccaniche Reggiane, uccidendo 9 persone.

La tradizione della pastasciutta è legata alla famiglia dei sette fratelli Cervi, contadini emiliani, partigiani antifascisti, tutti fucilati il 28 dicembre 1943.

Come spiega l'Istituto italiano Alcide Cervi di Gattatico, dal nome del padre dei sette fratelli e dedicato alla loro memoria, i Cervi non appresero immediatamente della caduta di Mussolini, poiché impegnati nei campi. Tuttavia, durante il tragitto verso casa, si imbatterono in numerosi concittadini in festa. Benché fossero consapevoli che la guerra non fosse realmente conclusa, decisero di celebrare comunque l'evento, assaporando un momento di tregua dopo 21 anni di dittatura fascista. Si procurarono la farina e, ottenendo burro e formaggio a credito dal caseificio, prepararono una grande quantità di pasta.

Una volta cotta, la caricarono su un carro e la portarono nella piazza di Campegine, pronti a distribuirla alla popolazione del luogo. Fu una celebrazione autentica, un giorno di gioia nonostante le preoccupazioni per il conflitto ancora in corso. Persino un giovane vestito con una camicia nera – forse l'ultima rimasta – fu invitato da uno di loro a unirsi ai festeggiamenti e a gustare un piatto di pasta.

La tradizione poi è andata avanti fino ai giorni nostri. Ogni 25 luglio, presso l'Istituto Alcide Cervi, in provincia di Reggio Emilia, si celebra la " Storica Pastasciutta Antifascista di Casa Cervi". Questo evento ha dato origine a una rete di iniziative simili, con numerose manifestazioni che si svolgono in diversi comuni e città d'Italia.

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