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21 Aprile 2026 - 10:03
Mons. Miragoli e Papa Francesco
Ad un anno dalla morte di Papa Francesco. Era il 21 aprile, Lunedì dell'Angelo, ed il mondo era col fiato sospeso per la sua salute; oggi è tempo di rispondere a tante domande: che cosa ha lasciato il suo pontificato? Il vescovo della Diocesi di Mondovì, Egidio Miragoli, nel primo anniversario della scomparsa: «Lo abbiamo ricordato nella messa di settima e di trigesima, come si fa per i nostri parenti e amici, lo vogliamo ricordare anche nell'anniversario. Per 12 anni è stato il Vicario di Cristo per la Chiesa, ci ha guidati con la parola e con l'esempio, aprendo nuovi percorsi di riflessione e di scelte pastorali. Queste poche righe hanno solo la pretesa di rammentarci una data, di suscitare qualche ricordo e di rinnovare l'invito alla preghiera riconoscente.»
Nei giorni scorsi, ero a Roma per impegni e già a metà mattina una lunga fila di persone era in attesa di poter entrare nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Da quando un anno fa la sua salma è stata lì sepolta, la Basilica è diventata meta di un pellegrinaggio ininterrotto, che durante il Giubileo ha raggiunto numeri record, testimonianza concreta di quanto Francesco abbia significato per credenti e non credenti. Potremmo anche fermarci qui, o insistere su questo registro, ma non saremmo obiettivi se non ricordassimo anche tutta una vulgata – aspre critiche, e non solo – che una frangia, purtroppo interna alla Chiesa, generalmente denominata di "conservatori" ha alimentato, con polemiche e addirittura con tentativi di delegittimazione.
In una parola: Francesco è stato tanto amato e tanto avversato. Tanto amato, specie dalla gente comune, avversato o aspramente criticato soprattutto in ambienti ecclesiali che hanno visto nella sua parola e in alcune sue scelte quasi un principio di destabilizzazione della Chiesa e un allontanamento dalla sua tradizione. A questa duplice e diversa considerazione corrispondeva in maniera quasi plastica la duplice espressione del volto di Francesco: il volto semplice e gioioso di quando era in mezzo alla folla, o nell'incontro personale, e il volto austero, serio, quasi corrucciato di altri momenti più ecclesiali. Tutto questo era frutto di alcune sue caratteristiche umane e spirituali, delle sue radici e della sua esperienza: la provenienza dall'America latina e, come dicono gli esperti, soprattutto dall'Argentina; la prossimità e la capacità di stare con la gente del popolo maturata negli anni dell'episcopato; la sua austera formazione gesuitica e, infine, alcune caratteristiche personali, non esclusa una certa impulsività, che lo inducevano ad alcune scelte contraddittorie, a una certa lettura, certamente critica e severa, della situazione ecclesiale, della Curia, della vita dei presbiteri e dei vescovi.
A fronte di tutto ciò, anche nel "sentire" sia di chi lo amava che di chi lo avversava, c'era un che di immediatezza, di istintivo e di viscerale. Sicuramente – come avviene in tanti altri ambiti della vita – diversa è la percezione e la considerazione di chi vede le cose a distanza e di chi condivide una quotidianità e le conseguenze di alcune scelte. Solo con il passare del tempo, come sempre, la vera statura di questo Papa emergerà in maniera più oggettiva. Una cosa è certa: Dio si è servito di lui per guidarci per un tratto di strada in un tempo particolare, lo ha voluto alla guida della sua Chiesa, lo ha ritenuto degno interprete dei tempi.
Indubbiamente, la sua testimonianza personale del Vangelo è rimasta e resterà dentro i cuori di tanta gente e di tanti sacerdoti, additando percorsi di vita. Per certi versi, la Chiesa non sarà più la stessa, dopo essere stata guidata da un uomo tanto originale e imprevedibile, capace di suscitare amore e perplessità, entusiasmo e disapprovazione.
La Storia, come sempre, farà giustizia della cronaca ed emetterà i suoi giudizi più avveduti e più fondati. A noi, non resta che guardare con gli occhi della fede anche ciò che accade in Vaticano. Un anno fa, si auspicava un altro Francesco, ed è giunto Leone, che appare così diverso nello stile e anche in alcune scelte, ma forse non meno forte quando si tratta di difendere i valori del Vangelo davanti ai potenti della terra. Ed è bello pensare che un Papa che se ne va, quasi prepara la strada al successore.
Confidiamo che la fantasia dello Spirito altro non stia facendo se non darci pastori illuminati e preziosi per i giorni che viviamo. In fondo, come dice il Prefazio della loro festa, anche i Santi Pietro e Paolo ebbero personalità e carismi diversi, ma entrambi edificarono l’unica Chiesa».
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