Cerca

ultima ora

ultime notizie

OGGI

I "suoi" ragazzi degli anni '80 ricordano don Giorgio: «Giovane parroco, quante novità avevi portato»

«Ti abbiamo visto cucinare con le nostre mamme e sfidare i nostri papà a bocce. Oggi la tua Canonica è ancora piena di risate ed entusiasmo, grazie ai giovani animatori»

I "suoi" ragazzi degli anni '80 ricordano don Giorgio: «Giovane parroco, quante novità avevi portato»

I ragazzi di Farigliano in partenza per il campeggio e, nel riquadro, don Giorgio Burdisso

La notizia della scomparsa di don Giorgio Burdisso, avvenuta lunedì 20 aprile, ha attraversato la comunità di Farigliano con la rapidità di un sussulto collettivo. Ottantadue anni, di cui trentadue vissuti intensamente alla guida delle parrocchie di Farigliano e Naviante, don Giorgio non è stato solo un amministratore di sacramenti, ma un vero e proprio "motore" di vita per intere generazioni.

A rendergli omaggio sono oggi i ragazzi dell’oratorio, quelli nati negli anni Ottanta che lo videro arrivare, giovane e pieno di novità, e quelli che negli anni sono diventati animatori, catechisti e genitori sotto la sua ala talvolta burbera, ma sempre presente.

Il ricordo dei parrocchiani parte da lontano, da quella festa nel salone di via Asilo che segnò l'inizio di un'epoca. Erano gli anni dei "libricini dei timbri", dove ogni presenza alla messa diventava un piccolo traguardo verso un premio arricchito da una sua dedica personale.

"Con la tua giovane età, quante novità avevi portato!", scrivono i ragazzi in una lettera aperta. "Ti abbiamo visto cucinare con le nostre mamme e sfidare i nostri papà a bocce".

Per decenni, don Giorgio ha trasformato la Canonica e l'Oratorio in spazi vivi. Ha portato la comunità a Viola St. Gree, la sua terra d'origine, e alla Certosa di Pesio, luoghi diventati leggendari per i campeggi estivi. Tra quelle mura e quei prati, don Giorgio ha cresciuto chierichetti e coristi, ma soprattutto cittadini.

Non si nascondono i tratti più spigolosi del suo carattere, ricordati oggi con un sorriso di gratitudine: quel suo modo "burbero" di dire le cose che, col tempo, è stato compreso come una forma di schietta onestà. "Crescere è anche questo," spiegano i giovani, "la capacità di accettare le fatiche e fare tesoro di tutte le esperienze".

Negli ultimi anni, l’avanzare dell’età lo aveva costretto a lasciare la Canonica, una scelta sofferta ma necessaria. Tuttavia, il legame con la sua gente non si è mai spezzato. Ieri sera, al circolare della notizia della sua morte, i telefoni hanno iniziato a squillare ininterrottamente: un giro di messaggi, ricordi e pensieri che ha unito chi oggi è adulto con chi sta muovendo i primi passi nel volontariato.

Il messaggio finale dei suoi ragazzi è una promessa di continuità:

"Vogliamo dirti che quella che per anni è stata la tua 'casa' oggi è una Canonica ancora piena di risate, battibecchi ed entusiasmo, grazie a un gruppo di giovani animatori che ogni giorno prova a creare occasioni da condividere".

Don Giorgio Burdisso lascia un vuoto profondo, ma la sua "casa" rimane aperta, animata da quello spirito di comunità che ha seminato con dedizione per trentadue lunghi anni.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Aggiorna le preferenze sui cookie
x