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22 Aprile 2026 - 08:21
«Le analisi disposte da ARPA sulla presenza di cromo-VI nel laghetto a Sant’Anna Avagnina stanno rivelando una costante diminuzione dei valori». Lo afferma il Comune di Mondovì, con una nota con cui afferma che è stato disposto lo smaltimento delle acque.
Ma c’è di più. Da altri accertamenti c’è la conferma che l’acqua “di rubinetto”, insomma l’acquedotto, è assolutamente immune dalla contaminazione.
Due settimane fa una serie di analisi condotte da ARPA Piemonte hanno rilevato la presenza di cromo VI nelle acque di un laghetto a Sant’Anna Avagnina, nei pressi di via dei Ciri, in un terreno privato.
Non si trattava di analisi “casuali”: sono state fatte dopo una richiesta del Comune, datata 31 marzo, che a sua volta era arrivata a seguito di una segnalazione da parte di un privato cittadino. Nelle settimane precedenti quella zona di Sant’Anna era stata interessata da un piccolo episodio che aveva indotto un residente a far condurre analisi in forma privata.
Quando gli esami avevano rilevato la traccia di cloro-IV – in quantità molto, molto superiori ai limiti –, erano scattate le segnalazioni al Comune che a sua volta aveva allertato l’ARPA Piemonte. L’Agenzia di Protezione Ambiente era intervenuta con estrema tempestività.
Le date (che abbiamo verificato con ARPA) lo testimoniano: il 7 aprile l’ARPA ha effettuato i primi prelievi, l’8 aprile ha effettuato le analisi e il 9 aprile ha comunicato i risultati al Comune – il quale ha immediatamente emesso un’ordinanza che vietava “con effetto immediato” l’utilizzo delle acque, impiegate per scopi irrigui. Si parlava di «concentrazioni di cromo totale e cromo-VI significativamente superiori ai limiti normativi vigenti». Il limite previsto è di 50 microgrammi al litro: le quantità registrate erano nettamente superiori.
L’ARPA ha effettuato nuovi prelievi alla fine della scorsa settimana e all’inizio di questa. Dal momento che il cromo-VI era stato individuato in acque di superficie, erano stati prelevati campioni in profondità per capire se c’erano contaminazioni nelle falde.
Sono state controllate le acque nei pozzi nelle vicinanze, nel rio Senestrere e anche in un secondo laghetto in una residenza privata della zona. Le analisi hanno fatto tirare un primo sospiro di sollievo: niente livelli di cromo “fuori scala” nelle acque di profondità, nessuna traccia nelle altre acque superficiali.
Resta quindi aperta la domanda: quali sono le cause? Da dove viene l’inquinante? Se fosse riconducibile a una causa esterna, potrebbe significare che i reticoli di acque superficiali (numerosi) hanno trasportato il contaminante fino al laghetto e che l’impermeabilità del terreno ha consentito che non sprofondasse.
Resta da capire l’origine: ma a questo penseranno le indagini, tutt’ora in corso. «Le ulteriori analisi disposte in altre località della zona interessata non destano ad ora preoccupazione – afferma il Comune –. Resta comunque in vigore l’ordinanza del sindaco dello scorso 10 aprile».
Una volta terminate le operazioni di accertamento ambientale, la palla passerà alle autorità competenti, comprese quelle giudiziarie se dovessero emergere elementi su responsabilità.
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