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23 Aprile 2026 - 19:27
«Oltre mille spillette per dire grazie agli altrettanti volontari dell’ANA che hanno operato durante i Giochi olimpici 2026. 180 di loro, oltre all’attestato della JTF hanno ricevuto anche la certificazione dei corsi specialistici seguiti con il Centro addestramento alpino di Aosta e con essa il cappello alpino». La JTF (Joint Task Force) Alpini è la struttura militare, spesso coadiuvata dai volontari dell'Associazione Nazionale Alpini (ANA), responsabile della sicurezza, logistica e supporto alle operazioni, con un ruolo chiave nel 2026 per i Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano-Cortina, garantendo operatività in ambienti innevati.
Sembrava una notizia come tante nei giorni post-olimpici, ma è bastato questo post sui social dell'Associazione Nazione Alpini per scatenare un vero e proprio putiferio. Oggetto del contendere, il tradizionale cappello alpino e chi ha il diritto di riceverlo e indossarlo. Il cappello delle penne nere è tra i più famosi copricapi dell’esercito italiano probabilmente insieme a quello dei bersaglieri.
Sono centinaia a centinaia i commenti sui social che in questi giorni hanno preso di mira l’ANA con toni decisamente poco teneri. «Il cappello Alpino non si regala a nessuno», «il cappello alpino non è un gadget», «è un offesa agli Alpini che hanno giurato e servito fedeltà alla patria», «si stia progressivamente svuotando il significato di quel simbolo»... e questa è solo una piccola selezione.

Una situazione che ha costretto l’ANA ad intervenire con una nota del presidente nazionale dell’Associazione, Sebastiano Favero «con grande stupore, visti i tanti, anche violenti, commenti sull’argomento comprese le proposte di boicottare la nostra, unica e magnifica Adunata Nazionale». Chi ha ricevuto il Cappello Alpino a Verona il 18 aprile 2026, nella cerimonia di ringraziamento ai Volontari per i Giochi Olimpici Milano-Cortina, l’ha ottenuto per avere fatto il corso nel Centro Addestramento Alpino (già Scuola Militare Alpina), facente parte delle Truppe Alpine. Si è trattato del primo riuscito esempio di impiego di Volontari della Difesa, nell’ottica della costituenda Riserva Logistica delle Forze Armate. Il Cappello Alpino non è una discrezione dell’ANA. Il Centro Addestramento Alpino ha provveduto alla fornitura e sostanziale consegna del Cappello e ha rilasciato il relativo attestato a firma del Comandante Gen. B. Alessio Cavicchioli, certificante sia la formazione sia i giorni di inquadramento. Situazione identica a quelli della Mini Naja.
E, ancora «Ma il Cappello Alpino non è di competenza dell’ANA e Socio Alpino ANA lo può diventare solo chi ha espletato almeno i 60 giorni previsti dallo Statuto. Stupiscono e fanno male all’ANA le tante, anche decisamente astruse, polemiche e ci scusiamo con i tantissimi Aggregati/Amici che avranno pensato d’essere considerati quali negletti o figliastri. A loro le scuse dell’ANA».
«Chi ha fatto il militare (pare che molti l’abbiano dimenticato), ha ricevuto il Cappello Alpino subito assieme al vestiario, all’arrivo in un Reparto alpino, prima del giuramento – ricorda la nota dell’ANA –. Chi è transitato poi in altre componenti, es. Forestali, Carabinieri si è portato via il Cappello Alpino e del pari chi è stato, per vari motivi, congedato prima del giuramento o prima dei 60 giorni. Ha ricevuto il Cappello e ha il pieno diritto d’usarlo secondo le regole stabilite dallo Stato Maggiore della Difesa (SMD-G-010 Regolamento per la Disciplina delle Uniformi). Il Cappello Alpino l’hanno già ricevuto i volontari partecipanti a «Vivi le Forze Armate. Militare per 3 settimane», detta anche Mini Naja, e lo possono usare. Avere il Cappello Alpino legittimamente ottenuto poiché appartenenti o sottoposti ad un Comando Alpino, NON equivale al diritto d’essere Soci Alpini dell’ANA come prevede il requisito dei 60 giorni (art. 4 Statuto); pertanto chi non ha raggiunto tale soglia temporale, es. i citati volontari della Mini Naja, può solo essere associato quale Aggregato o Amico. L’ANA, pur esprimendo enorme riconoscenza, NON può consegnare il Cappello Alpino a meritevolissimi volontari Aggregati/Amici e neppure a quelli che hanno dedicato la loro attività a servizio della popolazione e dell’ANA in fatti emergenziali quali alluvioni, terremoti e nella ricostruzione dei luoghi devastati e tanti, tantissimi, lo meriterebbero decisamente».
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