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23 Aprile 2026 - 15:57
La prof.ssa Marinella Clerico, al centro, con il team di ricerca
Una nuova frontiera nella ricerca sulla sclerosi multipla passa dalla bocca. È qui, nel microbiota orale, che un gruppo di ricercatori dell’ AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano e dell’ Università degli Studi di Torino sta concentrando i propri sforzi per individuare segnali precoci della malattia e aprire la strada a strategie terapeutiche sempre più personalizzate.
Al centro del progetto, finanziato dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, c’è la neurologa monregalese Marinella Clerico, primario di Neurologia al San Luigi e docente universitaria, da anni impegnata nello studio delle patologie neurodegenerative.
Negli ultimi anni, il microbiota intestinale è stato al centro di numerosi studi sulla sclerosi multipla. Ma la ricerca torinese compie un passo ulteriore, spostando l’attenzione sul microbiota orale, ancora poco esplorato.
L’idea è questa: analizzare la composizione batterica della saliva per individuare eventuali alterazioni associate alla malattia. Un approccio non invasivo che potrebbe consentire diagnosi più precoci e un monitoraggio più preciso dell’evoluzione clinica.
Non solo. I ricercatori stanno indagando anche il possibile legame tra disbiosi orale e declino cognitivo, uno degli aspetti più complessi e impattanti della sclerosi multipla.

In questo contesto, il contributo di Marinella Clerico si rivela determinante. Non solo per la sua esperienza clinica, ma per la capacità di coordinare un progetto altamente interdisciplinare, tra ricerca e corsia
Il valore dello studio non risiede soltanto nell’innovazione scientifica, ma nella sua potenziale applicabilità. Individuare biomarcatori nel microbiota orale potrebbe significare, in futuro, intervenire prima e meglio, adattando le terapie alle caratteristiche specifiche di ciascun paziente.
La ricerca sul microbiota orale si inserisce in un più ampio cambiamento di prospettiva nella comprensione della sclerosi multipla. Sempre più evidenze indicano che fattori ambientali, oltre a quelli genetici, giocano un ruolo cruciale nello sviluppo e nella progressione della malattia.
Esplorare territori ancora poco battuti, come quello del microbiota orale, significa aprire nuove strade e contribuire a ridefinire i confini della neurologia.
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