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24 Aprile 2026 - 11:58
La peste suina africana torna a preoccupare. Ancora di recente si sono infatti riscontrati focolai di Psa in provincia di Savona nei comuni di Dego, Sassello, Cairo Montenotte e Piana Crixia, limitrofi al corridoio ecologico utilizzato dalla specie cinghiale e scenario di una probabile e possibile incursione del virus verso i comuni confinanti della Provincia di Cuneo: fatto che ha portato la Regione Piemonte a "chiamare in causa" la Liguria.
Ora intervengono sul tema anche le Associazioni di categoria, Confagricoltura e Coldiretti, che chiedono che non si abbassi la guardia.
Confagricoltura Piemonte, che esprime apprezzamento per il lavoro svolto dalla Regione Piemonte e dal commissario straordinario nella gestione dell’emergenza, ora scrive: «Il Piemonte ha dimostrato che un’azione coordinata tra istituzioni, servizi veterinari e mondo agricolo può produrre risultati concreti. Le aziende e gli allevatori hanno fatto la loro parte - sono le parole del presidente Enrico Allasia - e il riconoscimento di ampie aree quali zone indenni è un passaggio importante per la continuità delle attività. Ma il riemergere di focolai nelle aree di confine conferma che il rischio resta elevato e richiede un’azione ancora più incisiva».
Ecco perché Confagricoltura condivide la richiesta della Regione Piemonte di rafforzare la collaborazione interregionale con la Liguria, per il contenimento della popolazione di cinghiali lungo il corridoio appenninico: «La gestione della fauna selvatica – sottolinea Allasia - è un aspetto fondamentale. Serve un’azione continuativa e coordinata di riduzione della presenza dei cinghiali, insieme al rafforzamento delle attività di sorveglianza e prevenzione. Gli allevamenti piemontesi rappresentano una filiera strategica che va tutelata con strumenti adeguati e con un impegno costante nel tempo.Serve mantenere alta l’attenzione su tutte le misure di biosicurezza e di sostenere le imprese agricole coinvolte, consolidando un sistema di prevenzione che ha dimostrato la propria efficacia ma che richiede continuità e responsabilità condivisa».
Anche Coldiretti Piemonte interviene sul tema: «Urgente incrementare in modo significativo i numeri del depopolamento dei cinghiali. La loro presenza sul nostro territorio resta ancora troppo alta e continua a creare criticità sanitarie, danni ingenti alle coltivazioni con rilevanti ripercussioni economiche sulle imprese agricole»
«Oltre alle azioni per isolare il focolaio individuato, è necessario agire in modo tempestivo per sostenere il comparto suinicolo ed evitare speculazioni, attivando ed incrementando le attività di contenimento dei cinghiali - afferma Bruno Mecca Cici vicepresidente di Coldiretti Piemonte con delega alla zootecnia -. Siamo ancora troppo lontani dal numero di abbattimenti che andrebbe raggiunto per arrivare all’eradicazione del virus dal territorio piemontese». «A rischio c’è l’intera filiera suinicola piemontese che conta circa 3 mila aziende, un fatturato di quasi 400 milioni di euro e 1 milione e 200 mila capi destinati, soprattutto, ai circuiti tutelati delle principali Dop italiane per la preparazione della miglior salumeria nazionale, come il prosciutto di Parma e San Daniele. Per questo serve un chiaro cambio di strategia rispetto all’azione di prelievo, che preveda attività più efficaci e più sistematiche rispetto al recente passato», concludono Cristina Brizzolari e Bruno Rivarossa, presidente e delegato confederale di Coldiretti Piemonte.
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