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Sui luoghi della Resistenza: il viaggio dei ragazzi che emoziona la comunità

Studenti in cammino tra lapidi partigiane e il museo "I Sentieri della Memoria": storia, biografie e memoria attiva

Sui luoghi della Resistenza: il viaggio dei ragazzi che emoziona la comunità

La scorsa settimana, in vista di un avvicinamento informato e consapevole alle commemorazioni per l'ottantunesimo anniversario dalla Liberazione, le studentesse e gli studenti delle classi terze della secondaria di primo grado e della quinta della primaria del capoluogo hanno organizzato un significativo percorso della memoria, attraverso i luoghi delle lapidi partigiane.

Il cammino è stato arricchito da un inquadramento storico e dalle biografie dei protagonisti della Resistenza, raccontate con attenzione dagli stessi ragazzi.

Presenti la vicesindaca  Daniela Giordanengo e Romana Garelli, in rappresentanza di Museo della Resistenza “I Sentieri della Memoria”.

Tappa obbligata al cimitero di Chiusa Pesio nel punto in cui di fronte all’allora muro esterno del camposanto, poi integrato nell’area cimiteriale in seguito ad un suo ampliamento, il fra il 15 marzo ed il 17 giugno del 1944 vennero fucilati dal Regime fascista i ventenni Giordano Antonio, Cravesano Tomaso, Dalmassio Giovanni Battista, Bluotto Battista e Fucaro Roberto.

Un luogo tragico, evidenziato nel 2014 con una installazione sulla quale campeggia la scritta “Per non dimenticare”.

Un’ampia documentazione della Resistenza in Valle Pesio è raccolta nel Museo “I Sentieri della Memoria”, integrato nel complesso museale civico “Giuseppe Avena” di Chiusa Pesio.

Il museo, gestito dall’associazione “Resistenza sempre, nel rinnovamento”, si snoda attraverso due percorsi principali: il percorso giallo, che ha come titolo Novecento: il secolo delle guerre ed è di carattere storico generale, e il percorso rosso, I sentieri della libertà in Valle Josina, Pesio, Ellero, Maudagna e Corsaglia, legato alla storia e alla documentazione locale. Tali percorsi sono illustrati da scenografie di forte impatto emotivo, da ingrandimenti delle immagini fotografiche e da una limitatissima selezione di oggetti, pienamente valorizzati nelle proprie specificità storico-documentali e nelle caratteristiche materiali. Tra questi, spicca l’altare da campo appartenuto a don Giuseppe Bruno, e la pedalina con cui veniva stampato il periodico clandestino “Rinascita d’Italia”. Si tratta di fotografie che documentano numerosi momenti di vita partigiana, dagli spostamenti sulla neve alla celebrazione di riti e messe, dal recupero di paracaduti e materiali aviolanciati dagli Alleati alle ore di riposo tra un’azione e l’altra. Ogni immagine è accompagnata da annotazioni circa la sua provenienza, il contesto in cui è stata scattata, la data, l’autore. Il percorso museale ha una struttura scientifica rigorosa che mira a inserire gli episodi della lotta partigiana locale all’interno di un contesto più ampio, regionale e nazionale. Attraverso percorsi flessibili, sia di carattere espositivo sia di tipo multimediale, e a partire dalle vicende del territorio, al visitatore è dunque possibile approfondire, di volta in volta, anche aspetti particolari della storia dell’intero Novecento.

“L’essenzialità del percorso, oltre a evitare la ridondanza confusa e ripetitiva di oggetti comuni, mira a sperimentare anche le opportunità di un percorso flessibile che consente, di volta in volta, la possibilità di approfondire specifici percorsi tematici: intere parti dell’allestimento, dunque, possono essere sostituite o aggiunte – si legge sul sito comunale. Il fine prettamente didattico dell’allestimento è ben esplicitato nei pannelli che segnano il percorso, costruiti intorno a un semplice ed efficace impianto di comunicazione e nei quali sono ben visibili cronologia, luoghi e persone. Alla ricerca di feconde suggestioni, inoltre, la visita alle sale è accompagnata da documenti sonori e filmati d’epoca”.

 

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