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Studenti in piazza per ricordare il Capitano Gigi: e la data non è casuale

Camminata alle 10,30 da Breo a piazza XXIX Aprile

Studenti in piazza per ricordare il Capitano Gigi: e la data non è casuale

Oggi, 29 aprile, gli studenti di Mondovì ricorderanno il Capitano Gigi: Luigi Scimè, il siciliano che liberò Mondovì,. E la data non è casuale: il 29 aprile infatti è il giorno in cui Scimè, comandante partigiano, secondo gli ordini del CLN, entrò in città nel 1945 mentre i nazisti in fuga sfogavano l’ultima rabbia sulla città.

Il programma

Ore 10.30 “Camminata per la Liberazione”: corteo da Breo a piazza XXIX Aprile con approfondimenti storici e musicali. Interventi istituzionali del Comune di Mondovì, dell’A.N.P.I. Sezione di Mondovì, dell’A.N.P.I. Sezione di Carrù e dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società contemporanea in Provincia di Cuneo. Ritrovo davanti al Comune (piazza Martiri della Libertà). Iniziativa organizzata dall’Istituto “Cigna - Baruffi - Garelli” di Mondovì

Se il suo nome emerge più volte nelle pubblicazioni cuneesi sugli anni della Resistenza, la sua figura non è così conosciuta nella sua terra natia. A colmare la lacuna ci ha pensato un suo compaesano: Silvano Messina, autore del volume “Il partigiano Gigi - La Resistenza siciliana in Piemonte”. È originario di Racalmuto, provincia di Agrigento, paese di Leonardo Sciascia e di Luigi Scimè.

Silvano Messina, autore del volume “Il partigiano Gigi - La Resistenza siciliana in Piemonte”, oiginario di Racalmuto, provincia di Agrigento, paese di Leonardo Sciascia e di Luigi Scimè, racconta: «I siciliani finita la guerra e tornati all’ovile si sono astenuti quasi tutti dal mantere vivo il ricordo delle loro imprese su quelle montagne che non appartenevano loro. Ciò nonostante la partecipazione dei meridionali e dei siciliani alla Resistenza è stata cospicua e la maggiore concentrazione di resistenti siciliani si è trovata proprio in Piemonte. Tra loro Luigi Scimè, originario di Racalmuto, paese della provincia di Agrigento. Il lavoro è stato fatto, oltre che per rievocare il protagonista, anche per non ab­bassare l’attenzione sulla Resistenza: un momento di ri­scatto politico e morale, ma soprattutto di ricostruzione dello Stato su base democratica».

Scimè era divenuto capo naturale d’un nutrito gruppo di siciliani sbandati dopo l’Armistizio nella pianura tra Fossano e Mondovì. Aveva 36 anni e una lunga esperienza di guerra, in Etiopia e su vari fronti, compresa la Sicilia invasa (o liberata) dagli Alleati. Ufficiale di carriera, al momento di scegliere da che parte stare dopo l’8 settembre, non s’imboscò come altri. Contattò ad uno ad uno una settantina di militari ospitati presso loro ex commilitoni in cascine di Sant’Albano, Trinità, Bene, Margarita.

A marzo 1944 portò il suo gruppo in Val Pesio. Dopo lo scontro della Pasqua ‘44, che costrinse i partigiani a un temporaneo sbandamento, Scimé tornò a Sant’Albano e di lì in Langa; ma in luglio era a capo della Brigata Val Ellero della III Divisione Alpi.

Le rabbiose reazioni nazifasciste, sul finire del ‘44, costrinsero di nuovo quei partigiani a filtrare in pianura. La primavera però non era lontana e toccò alla V Divisione Alpi, affidata a fine gennaio ‘45 proprio a Scimé, preparare le condizioni per l’assalto finale.

Sentendo prossima la fine, il tenente fascista Alberto Farina che presidiava Mondovì cercò un abboccamento con Scimé e col suo vice Gregorio per concordare la resa. Ma poi Farina non ne rispettò le condizioni. Il CLN monregalese, presieduto dall’ing. Fulcheri, prese accordi per il piano di liberazione con Scimé, designato comandante della piazza di Mondovì e quella del 29 aprile fu finalmente un’alba di libertà.

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