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29 Aprile 2026 - 13:12
Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI
Il termovalorizzatore a Scarpino non si farà. A mettere un punto fermo su una delle ipotesi più discusse per la chiusura del ciclo dei rifiuti in Liguria sono i dati di Sentinel-1, elaborati dal Centro per la Protezione civile dell’Università di Firenze: il terreno dell’area registra movimenti fino a -25 millimetri l’anno, un valore incompatibile con la realizzazione di un’infrastruttura di questo tipo.
Il verdetto è emerso nel corso del tavolo sul dissesto idrogeologico riunito la scorsa settimana, al quale hanno partecipato il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile Fabio Ciciliano, la sindaca Silvia Salis e gli assessori competenti di Comune e Regione. Un confronto tecnico che, di fatto, chiude, almeno sulla carta, la porta alla costruzione dell’impianto sulle alture del Ponente genovese.
La questione, però, è tutt’altro che risolta. Se da un lato Scarpino esce di scena, dall’altro resta aperto il nodo principale: dove realizzare il termovalorizzatore necessario per completare il ciclo dei rifiuti. La Regione ha già raccolto sei manifestazioni di interesse, segnale che il percorso amministrativo è avviato, ma la scelta del sito resta altamente delicata, sia dal punto di vista tecnico che politico.
Tra le ipotesi circolate negli ultimi mesi, torna a farsi strada la suggestione della Valle Scrivia, già indicata in passato da Rina come possibile area idonea. Ma è soprattutto la Val Bormida a concentrare le attenzioni, confermandosi come uno dei territori più osservati in questa fase preliminare con 5 manifestazioni di interesse (tra Cengio e Cairo) da parte di cordate di aziende. Una prospettiva che, inevitabilmente, rischia di riaccendere tensioni e resistenze locali. Da tempo infatti comitati e non solo si stanno battendo per evitare questa possibilità.
Nel frattempo, il quadro si complica anche sul piano politico. La bocciatura di Scarpino rappresenta uno stop netto su una soluzione che, pur controversa, aveva il vantaggio di inserirsi in un’area già segnata dalla presenza della discarica. Ora la partita si riapre completamente, con tempi che potrebbero allungarsi e un dibattito destinato a intensificarsi.
Il dossier rifiuti torna così al centro dell’agenda ligure, stretto tra esigenze ambientali, vincoli tecnici e un equilibrio politico tutt’altro che semplice da trovare.
(ro.po.) – Organizzata dal “Coordinamento No inceneritore in Valle Bormida ligure e piemontese” si svolge mercoledì 29 aprile a Monesiglio, nell’ex-filanda, alle 20,20 una pubblica assemblea per dire l’ennesima, forte opposizione all’inceneritore in Valle Bormida. Slogan dell’evento è: «Solo i cittadini e i sindaci uniti fermeranno questo “mostro”».
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