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Aree ex-Acna: «La Regione certifica il peggioramento ambientale, ma valuta l’ipotesi termovalorizzatore. Una follia!»

Duro intervento del consigliere Regionale Arboscello che ha presentato un’interrogazione sul futuro del sito

Aree ex-Acna: «La Regione certifica il peggioramento ambientale, ma valuta l’ipotesi termovalorizzatore. Una follia!»

«Anche le aree ex Acna di Cengio sono state indicate nei risultati dello studio commissionato al RINA come possibile sito per il termovalorizzatore. Oltre l’ipotesi di collocare un impianto di chiusura del ciclo nelle aree di Italiana Coke, ora anche questi spazi vengono presi in considerazione a questo scopo. Una follia, un’opzione da respingere senza sé e senza ma, per diversi e impattanti motivi a partire dall’inquinamento ambientale che grava sulla Valbormida», dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico Roberto Arboscello che ha presentato un’interrogazione sul futuro del sito cengese.

«Le aree ex-Acna (SIN Cengio-Saliceto), a distanza di anni – spiega Arboscello - non sono state completamente bonificate né messe in sicurezza. Si tratta di spazi che presentano un deterioramento della situazione ambientale, come afferma la stessa Regione Liguria, che mette nero su bianco come le attività svolte da ENI, pur configurate come interventi di bonifica, non solo abbiano lasciato irrisolte molte criticità del sito, ma ne abbiano addirittura aggravate alcune. Ancora oggi si riscontrano contaminazioni in aree oggetto di bonifica o ritenute esenti, mentre tracce di alcuni contaminanti sono state rilevate, seppur saltuariamente, anche nelle acque del Bormida. A fronte di tutto questo c’è chi, anche tra le istituzioni, immagina nuovi insediamenti: ieri il carcere, oggi il termovalorizzatore. Invece di avanzare ipotesi prive di fattibilità, si dovrebbe pensare a una reale messa in sicurezza

«Ad oggi, con una situazione così critica e nel silenzio generale, sembrerebbe non essere stata rinnovata la convenzione tra ENI e Provincia di Savona per il mantenimento del presidio ambientale, nonostante i piezometri registrino valori superiori alle soglie per numerose sostanze organiche e tracce di contaminanti siano state rilevate nel fiume. Va ricordato che il ricorso alla messa in sicurezza, e non a una vera bonifica, comporta che l’area debba essere considerata a tutti gli effetti una discarica di rifiuti pericolosi, che necessita quindi di un presidio pubblico costante e accurato. Non stanno meglio i terreni oggetto di intervento: in caso di forti piogge, il sistema di emungimento del percolato non garantisce la stabilizzazione della falda, con il rischio che i terreni vengano nuovamente contaminati» sottolinea il consigliere regionale del Pd.

«Per tutte queste ragioni non solo è impensabile oggi parlare di reindustrializzazione, ma è necessario rafforzare le azioni di messa in sicurezza e procedere, ove possibile, a una vera bonifica. Soprattutto, occorre ripristinare le condizioni di controllo previste dalla legge e venute meno con l’interruzione, a quanto pare unilaterale, della convenzione tra Provincia di Savona ed ENI. Per questo ho depositato un’interrogazione per chiedere alla Giunta come sia possibile che queste aree siano state indicate come potenziale sito per il termovalorizzatore», conclude Arboscello.

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