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La musica come contenitore del dolore: "Psicoanalisi e rock - sulle tracce del trauma"

Incontro che unisce riflessione, musica e psicoanalisi, con lo psicoterapeuta Vittorio Gonella

La musica come contenitore del dolore: "Psicoanalisi e rock - sulle tracce del trauma"

Un particolare della copertina del libro e, nel riquadro, l'autore

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A un anno dall’uscita del libro "Psicoanalisi e rock - sulle tracce del trauma" edito da Alpes, Vittorio Gonella torna a parlare del suo lavoro in un appuntamento pubblico che unisce riflessione, musica e psicoanalisi.

Giovedì 2 aprile alle ore 21, in Biblioteca a Trinità, "Granda in Rivolta" ospita la presentazione di "Psicoanalisi e rock - sulle tracce del trauma", il volume che ha segnato l’incontro tra le due grandi passioni dell’autore: la clinica del trauma e la musica rock. All’epoca della pubblicazione Gonella raccontava un progetto nato quasi per caso, durante il Salone del Libro di Torino, ma maturato nel tempo attraverso articoli, conferenze e una costante attività di divulgazione. Oggi, a distanza di un anno, quel percorso si è arricchito in un confronto diretto con il pubblico in tutto lo Stivale.

Psicologo, psicoterapeuta e membro della Società italiana di psicoanalisi e psicoterapia Sándor Ferenczi, Gonella ha sviluppato nel libro una tesi chiara: la musica rock non è solo espressione artistica, ma può diventare un vero e proprio "contenitore" della sofferenza psichica. Un luogo simbolico in cui il trauma prende forma, si racconta e, talvolta, si trasforma.

Attraverso l’analisi di figure iconiche come Neil Young, Bob Dylan, Patti Smith e Jim Morrison, i cui brani sono facilmente ascoltabili durante la lettura grazie all’inserimento di Qr code, il libro mette in discussione il mito dell’“artista dannato”, proponendo invece una lettura più complessa e clinicamente fondata: dietro la musica, spesso, c’è un lavoro profondo di elaborazione del dolore.

Un passaggio del lavoro di Gonella è particolarmente significativo: “L’arte è un contenitore”, spiega, richiamando il concetto psicoanalitico di holding. Non sempre cura, ma può sostenere, dare forma e limite alla sofferenza. Un’idea che attraversa tutto il libro e che sarà al centro anche dell’incontro del 2 aprile.

La serata rappresenta quindi non solo la presentazione di un saggio, ma un’occasione di ascolto e dialogo: tra musica e parola, tra esperienza estetica e riflessione clinica. Un invito aperto a chi ama il rock, ma anche a chi è interessato a comprendere più a fondo il legame tra creatività e vita emotiva.

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