È lo sport a cui tutti si affezionano. Accade una volta ogni quattro anni, in perfetta sincronia con le Olimpiadi invernali, per poi tornare però nel dimenticatoio. Al Curling in ogni caso è impossibile non volere bene e tra i protagonisti locali di questo sport c’è anche un monregalese. Mauro Cuniberti, che proprio questo giovedì compie 46 anni (auguri), ha due figli piccoli, un lavoro in banca e una vita a far la spola tra Torino e Venezia, per amore. Ha cominciato a cimentarsi in questo sport una decina d’anni fa e, lo scorso week end, è arrivato a conquistare con la sua squadra dei “Draghi Ston@ati” di Torino il campionato di Serie C. Il tutto dopo una cavalcata trionfale fatta di 12 partite vinte su 13, inclusa la finalissima (per 10-4) contro i lombardi di Bormio. La legge non scritta del terzo tempo nel Curling prevede sempre che i vincitori paghino da bere agli avversari, per cui si esce con il portafoglio alleggerito ma ben felici. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare qual è davvero lo “spirito” del Curling.
Mauro, innanzi tutto come definiresti il tuo sport?
Si parla spesso del curling come delle “bocce sul ghiaccio”. In realtà è molto più vicino al gioco degli scacchi per la strategia che c’è dietro. È fondamentale impostare le varie fasi, le “End”, in modo da arrivare con gli ultimi tiri ad avere la situazione migliore. Ed è molto simile anche al biliardo per la scelta delle angolazioni.
Com’è il movimento in Italia?
Il boom c’è stato a partire da Torino 2006, con le gare giocate al Palaghiaccio di Pinerolo che è, ancora oggi, l’unica struttura in regione omologata per le gare. Il culmine si è poi raggiunto nel 2012-13, quando anche io ho iniziato. Torino è arrivata ad avere tre società iscritte alla Federazione e ha sempre ospitato, prima del Covid, la Tourin Curling Cup con squadre da tutto il mondo (nel 2019 lo avevamo vinto proprio noi!).
Il tuo primo approccio?
In maniera del tutto casuale, come spesso accade. La società organizzava una serata a settimana di “avvicinamento a Curling”, aperta a chiunque. Io ero solamente uscito una sera con colleghi e amici. E alla fine abbiam trovato un ambiente bellissimo. Lo chiamano “spirit of curling”. Vuol dire amicizia, voglia di stare insieme e fare sport.
La squadra dei Draghi Ston@ati
Domanda difficile: come si gioca?
Le squadre sono sempre composte da 5 persone. 4 giocano e uno fa di riserva. I ruoli prevedono il “lead” che tira da primo, seguito dal “second” (secondo) e dal “third” (terzo), Poi c’è lo skip (il “regista” che imposta la strategia). Ogni giocatore lancia due “stone” (pietre), mentre gli altri due “scopettano”. Il mio ruolo? Io sono un terzo e faccio anche da vice-skip.
Esistono “professionisti” in questo mondo?
C’è la squadra nazionale, che va alle Olimpiadi che è composta da tesserati di vari gruppi sportivi militari e paramilitari. Per il resto, siamo tutti volontari. Il movimento è piccolo: circa 350 persone in tutta Italia e ci conosciamo tutti.
E come strutture?
Questo è un tasto dolente. Fortunatamente al PalaTazzoli di Torino, dove ci alleniamo, da poco hanno creato due piste dedicate esclusivamente al curling. Aggiungo una riflessione: sarebbe bello che anche nel Mondolè sorgesse un Palaghiaccio a far da “polo” per il pattinaggio, l’hockey e tutti questi sport.
Per chi volesse cominciare, cosa consigli?
Il Curling è davvero uno sport per tutti, non servono requisiti. La nostra società organizza spesso giornate di avvicinamento, consiglio di dare un occhio alla nostra pagina Facebook “Draghi Curling club Torino” o sul nostro sito www.draghicurling.it.
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