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Mondovì, il caso Sant'Evasio e le ex chiese "senza utilizzo": «Ora è tempo di pensarci»

evasio
Uno dei temi che hanno tenuto più banco a Mondovì, negli ultimi dieci anni, è senza dubbio quello dei cosiddetti “contenitori vuoti” in città. Palazzi o locali interni di edifici, che da decenni erano rimasti senza un utilizzo. E va riconosciuto che, su questo fronte, negli ultimi anni, le Amministrazioni comunali abbiano fatto davvero molti passi avanti. C’è la “Madonnina”, che ora sta tornando a essere popolata. Ci sono le ex Carceri e l’ex Ospedale “Michelotti”, in attesa del progetto per trasferirvi i Licei. C’è l’ex Teatro Sociale, riaperto alle visite, le ex Scuole medie di Piazza, oggi trasformate in “Casa delle Associazioni”. C’è l’ex chiesa di Santo Stefano, completamente riqualificata e trasformata in location per grandi mostre. E c’è la “Cittadella”, su cui ora si apre il bando per il progetto. Escludendo gli edifici che non sono nelle disponibilità del Comune, restano alcuni “vuoti” ancora da… riempire. «E fra questi – affermano il sindaco Robaldo e l’assessora Botto – ci sono la chiesa di Sant’Evasio a Carassone, l’ex chiesa di Santa Chiara e la cappella di San Rocco a Piazza». Lo hanno detto venerdì 14 marzo, durante l’inaugurazione della mostra in Santo Stefano. Abbiamo voluto approfondire. Che sta per succedere? Si muove qualcosa? Sì: «Ci sarà un’iniziativa – conferma il sindaco –. Ma ovviamente tutto questo va fatto di pari passo con la Soprintendenza. Siamo tutti consapevoli che gli Enti locali, da soli, hanno risorse limitate».
LA “SAGA ETERNA” DI SANT’EVASIO A differenza di Santa Chiara e San Rocco (una cappella davvero piccola, che si trova alla base di via Delle Scuole, di fronte alla sede dei Licei e dell’Alberghiero), il caso dell’ex chiesa Sant’Evasio ha una storia lunga un chilometro. Sconsacrata da tantissimi anni (si era anche pensato di farne una sala congressi per il Politecnico), nel 2004 venne concessa in comodato d’uso dalla Diocesi al Comune, per 50 anni, allo scopo di ri-valorizzarla e trasformarla in un salone eventi. E il Comune la affidò all’Associazione culturale “Marcovaldo” di Caraglio, che gestiva molti beni di pregio in provincia di Cuneo. I lavori cominciarono solamente nel 2011: ci sono stati interventi alla sacrestia, al campanile e soprattutto i restauri agli interni che hanno consentito di riportare alla luce antiche pitture preesistenti, e si montò il ponteggio sulla facciata per i restauri delle pitture. Nel 2016, però, l’Associazione “Marcovaldo” chiuse e venne liquidata. Il soggetto che le subentrò, la Fondazione Artea, non rinnovò la convenzione con Mondovì e nel 2018 l’ex chiesa tornò in mano al Comune. L’Amministrazione chiese alla Comunità ortodossa locale se fosse interessata, ma non se ne fece nulla. Da allora, non si è più mosso niente. Ancora diversa la situazione di Santa Chiara, la cui facciata destò più di una preoccupazione negli anni passati. Su San Rocco, invece, non c’è mai stato alcun progetto. Robaldo: «Questi antichi edifici, purtroppo, non versano in condizioni ottimali. Ma non vogliamo dimenticarcene. Ecco perché siamo al lavoro su un’iniziativa studiata proprio per questi tre beni». Con che obiettivo? «L’obiettivo è sempre il medesimo: restituire i contenitori alla città. Ma il Comune non può agire da solo. Prima di illustrare le soluzioni, vogliamo che sia chiaro ciò di cui si sta parlando. Coinvolgeremo la Soprintendenza, come fatto per ogni altro sito storico. E poi apriremo il dibattito».
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