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Carceri del Piemonte: «Servono riforme e misure alternative alla detenzione»

Azione e Radicali in visita al cercare delle Vallette dopo il suicidio delle scorse settimane

carcere di Torino Lorusso Cutugno

Il carcere "Lorusso Cutugno" di Torino nel quartiere Vallete

«Servono riforme e misure alternative alla detenzione». Lo dicono i referenti regionali di Azione, Giacomo Prandi e Cristina Peddis, dopo un visita al carcere torinese "Lorusso Cutugno" alle Vallette.

«Come Azione siamo stati in visita insieme a Radicali Italiani al Carcere di Torino, - dichiara Prandi - dove solo pochi giorni fa, un detenuto si è tolto la vita all’interno della struttura torinese, segnando il 55° suicidio nelle carceri italiane nel 2025. Questa tragedia evidenzia le gravi carenze del sistema penitenziario, tra cui sovraffollamento, carenza di personale qualificato e condizioni igienico-sanitarie precarie».

Il tema dei rapporti in carcere fra detenuti e forze di Polizia è strettamente connesso al dibattito sulle condizioni dei reclusi. A fine luglio la Regione aveva nominato il nuovo garante dei detenuti piemontese: al posto di Bruno Mellano, che dopo 11 anni non sarebbe potuto essere rinnovato, è stata incaricata l’ex assessora Monica Formaiano, alessandrina, oggi in FDI.

Carceri e detenuti, la situazione in Italia: qualche numero

In base ai dati più recenti, il numero complessivo dei detenuti in Italia è pari a 62.476, distribuiti in 189 istituti penitenziari
Il tasso di affollamento, misurato dal rapporto fra detenuti e capienza regolamentare, è pari a 122,1% (valore percentuale dei detenuti sulla capienza regolamentare). Su base nazionale, i numeri dicono che ci sono 20,2 detenuti ogni 10 agenti. La serie storica, ricostruita a partire dal 2004, evidenzia in particolare una tendenziale crescita della popolazione carceraria: da 56.068 del 2004 a 61.861 del 2024.
In generale, fra il 2023 e il 2024 l’aumento dei detenuti è stato del 2,8%, un dato in controtendenza se si prendono in esame le serie storiche a partire dal 2010 (-10,9% nel sottoperiodo 2010-2019 e -1,0% nel sottoperiodo 2019-2023). La quota di stranieri, sul totale dei detenuti presenti, nel 2024 è del 31,8%, stesso valore percentuale riportato per l’anno 2004. A partire dal 2018, nei fatti, si è riscontrata una tendenza alla riduzione della popolazione straniera presente nelle carceri italiane, sebbene dal 2023 si stia assistendo a un’inversione di tendenza.
Poco più di 19 mila detenuti, pari al 31,3% dei detenuti presenti, frequenta di percorsi di istruzione di primo e secondo livello nelle carceri italiane. Il conseguimento dei titoli di studio presenta un tasso di successo pari al 56,9%, nell’anno scolastico 2023-2024, per chi ha frequentato i corsi di secondo livello, mentre per il primo livello la quota di promossi si è fermata al 34,6%. Quest’ultimo rappresenta la più bassa quota di successo degli anni scolastici a partire dal 2018.

Si stima che in Italia il tasso di recidiva sia elevato, con alcune fonti che indicano cifre intorno al 70%, evidenziando la difficoltà di reinserimento nella società dopo la detenzione.

Prandi : «È essenziale investire in misure alternative alla detenzione, supporto psicologico e programmi di reinserimento sociale. Lo Stato deve dimostrare la sua civiltà anche attraverso il trattamento dei più vulnerabili. Non possiamo più ignorare queste emergenze, continueremo a vigilare la precaria situazione delle carceri, visitando anche le altre carceri del Piemonte». 

«Presidiare questi luoghi è fondamentale per vigilare sulle condizioni di vivibilità in cui queste strutture versano – aggiunge Cristina Peddis, Segretaria Provinciale di Azione Torino - perché uno stato libero e democratico si dimostra tale anche per le condizioni delle Sue carceri e di come tratta i detenuti. Oggi abbiamo visto con i nostri occhi le celle e gli spazi comuni che questa struttura offre, e purtroppo denunciamo con forza l'assenza strutturale di personale adeguatamente formato, in particolare psicologi e operatori sociali; il sovraffollamento cronico, che annienta ogni possibilità di percorsi individualizzati e umanizzanti; la carenza di misure alternative alla detenzione, soprattutto per le persone più fragili e la carenza assoluta di misure volte a reintrodurre il detenuto nel mondo del lavoro una volta terminata la pena. La questione delle carceri è troppo spesso dimenticata dai più. Azione si batterà sempre per garantire agli ultimi le condizioni minime di dignità umana garantite dalla Costituzione.

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