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26 Marzo 2026 - 10:43
Il sindaco di Mondovì, Luca Robaldo, scende in campo contro i "maranza", le mini gang di ragazzini che oggi sono diventate un fenomeno esteso in tutte le città italiane. Un fenomeno che ha più a che vedere con la sicurezza percepita che con quella reale: non si sta parlando di "bande di criminali", ma di qualcosa che sta a metà fra gli episodi di vandalismo, maleducazione e disagio.
Gruppi di ragazzi, giovanissimi, che spesso occupano spazi pubblici e che sembrano assumere un atteggiamento "da bulletti", stazionando sui marciapiedi, sulle panchine, nei parcheggi.
Il sindaco è entrato nel tema nel Consiglio comunale di ieri, 25 marzo, e addirittura con un video social: «È un tema di sicurezza urbana - afferma Robaldo -. Non è "delinquenza" ma una forma molto estrema di maleducazione, da parte di giovani, poco più che adolescenti, i cosiddetti "maranza", che ledono la libertà altrui e che creano disagio, che vanno a limitare la possibilità di vivere i pubblici spazi, parchi e piazze e in alcuni casi limita la libertà di spostamento. Ci sono sempre più segnalazioni da parte di cittadini che dicono: "in quella zona non ci andrò più, è troppo malfrequentata". Al netto delle esagerazioni, stiamo cercando di incrementare il lavoro per questo fenomeno "sotterraneo"».
Ma quanto è "grave" questi problema? Mondovì è diventata "una città pericolosa"? Ci sono due temi: la sicurezza reale e quella percepita. «I dati del Ministero - dice il sindaco - confermano che siamo una città "sicura". Ma se i cittadini non si sentono "sicuro", abbiamo un grande problema. Non bastano centinaia di telecamere per risolvere le cose».
I dati sui reati, a Mondovì, non sono in aumento. Gli episodi di vandalismo e soprattutto le segnalazioni da parte dei cittadini che "non si sentono tranquilli", sì. Decine, decine e decine di segnalazioni che arrivano allo Sportello del cittadino del Comune. da parte di monregalesi che parlano di "cattive frequentazioni" che... destano preoccupazione. In aree come le fermate dei bus, la zona della stazione FS e in via Alba, i giardini di Villa Nasi, via della Succursale e altre ancora.
I cittadini non si sentono sicuri a transitare in alcune zone: ma questo è segno di un pericolo reale, o del fatto che in un contesto come il nostro - una piccola cittadina di provincia - le persone, soprattutto quelle che vivono qui da decenni, non gradiscono (o non si sono abituate) a questi nuovi contesti urbani?
Il contrasto a questo fenomeno passa attraverso il controllo e la repressione, o attraverso l'educativa di strada? Sono due percezioni contrapposte. C'è un dato di fatto, sociale: questo è il contesto attuale. Non si "torna indietro". Se da un lato è vero che la delinquenza, il vandalismo, lo spaccio, sono fenomeni che vanno individuati e perseguiti, è altrettanto vero che un gruppo di ragazzi o ragazze che stazionano su una panchina, fumando una sigaretta o ascoltando musica, non sono necessariamente "un pericolo": anche se sono vestiti in modo diverso, si comportano in modo a cui qualcuno non è abituato, con atteggiamenti, volti, espressioni che una volta non si vedevano.
Il sindaco lancia la proposta del "tavolo per la sicurezza urbana partecipata": «Un tavolo volto a sensibilizzare la cittadinanza circa l’importanza di una riappropriazione collettiva degli spazi pubblici, a sua volta imprescindibile per garantire un presidio costante e sano di luoghi della città talvolta silenti e/o incustoditi. Un nuovo strumento scevro di qualsiasi velleità inquisitoria che intende diventare, al contrario, uno spazio aperto alle suggestioni e ai suggerimenti, sulla falsariga di quanto già realizzato in altri territori e nel pieno rispetto delle normative di settore. Invito i consiglieri comunali a prendervi parte».
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