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Lusso, affari e fisco: stangata da 3,6 milioni dopo la verifica della Finanza

Nel Savonese scatta la verifica su una società del lusso: sotto la lente della Guardia di Finanza i rapporti con Hong Kong e la gestione dell’attività commerciale in Italia

Lusso, affari e fisco: stangata da 3,6 milioni dopo la verifica della Finanza

Foto d'archivio

Prodotti di lusso, rapporti internazionali e una complessa architettura societaria finiscono sotto la lente della Guardia di Finanza. E alla fine arriva un conto pesante: oltre 3,6 milioni di euro tra imposte e sanzioni.

È il risultato di una verifica fiscale condotta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Savona nei confronti di un soggetto economico con sede nel Savonese, operante nel settore della commercializzazione di prodotti di pelletteria di lusso, tra borse, abbigliamento e accessori.

Al centro degli accertamenti, i rapporti commerciali tra la società ligure e una società fornitrice con sede a Hong Kong. Ma proprio scavando in questa rete di relazioni societarie, i finanzieri hanno ricostruito un quadro più articolato: secondo quanto emerso, l’attività commerciale sarebbe stata di fatto gestita da una società con sede a Milano, collegata al soggetto estero e operativa in Italia attraverso un contratto di servizi con la casa madre asiatica.

Il nodo della vicenda sta tutto qui: tra ciò che risultava formalmente sulla carta e ciò che invece accadeva concretamente nell’attività d’impresa. Gli approfondimenti avrebbero infatti evidenziato una discrepanza tra il profilo funzionale e di rischio dichiarato dalla società italiana e il ruolo effettivamente svolto.

Da questa ricostruzione è partita l’analisi in materia di transfer pricing, il meccanismo fiscale che regola i rapporti economici tra società dello stesso gruppo con sede in Paesi diversi. In base all’articolo 110 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, le operazioni con società non residenti collegate all’impresa italiana devono essere valutate secondo il principio di libera concorrenza, così da attribuire correttamente in Italia la quota di reddito imponibile.

Sulla base di questi studi, la Guardia di Finanza ha determinato il reddito sottratto a tassazione in Italia, contestando la pretesa tributaria poi definita in adesione con la competente Agenzia delle Entrate.

Il procedimento si è chiuso con il pagamento da parte del soggetto economico di oltre 3,6 milioni di euro tra imposte e sanzioni.

Un esito che, ancora una volta, accende i riflettori su un tema delicato come la fiscalità internazionale, soprattutto quando coinvolge gruppi multinazionali, sedi estere e marchi legati al mondo del lusso. Ed è proprio su questi intrecci globali che si concentra sempre più spesso l’attività di controllo, con l’obiettivo di contrastare fenomeni di evasione e di tutelare la legalità economica.

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