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27 Marzo 2026 - 08:10
Foto d'archivio
Ancora una notte drammatica nel carcere di Torino, dove un nuovo decesso riaccende i riflettori su una realtà sempre più critica e difficile da gestire. L’episodio, avvenuto nella tarda serata del 25 marzo all’interno del Padiglione B, rappresenta l’ennesimo segnale di un sistema penitenziario sotto pressione costante.
Erano circa le 22:30 quando, nella Quinta Sezione del secondo piano, è scattato l’allarme: un detenuto ha richiesto aiuto dopo aver trovato il proprio compagno di cella privo di sensi. Gli agenti di Polizia Penitenziaria sono intervenuti immediatamente, rendendosi conto fin da subito della gravità della situazione.
Nel giro di pochi minuti sono arrivati il medico di turno e il personale infermieristico. Sono iniziate tempestivamente le manovre di rianimazione, proseguite anche con l’arrivo del 118. Ma ogni tentativo si è rivelato inutile: il decesso è stato constatato alle 00:15. Ora saranno gli accertamenti della Polizia Scientifica e del medico legale, disposti dall’Autorità Giudiziaria, a chiarire le cause della morte.
A emergere con forza, ancora una volta, è il peso umano e professionale che grava sugli agenti penitenziari. “Esprimiamo profonda solidarietà e vicinanza a tutto il personale coinvolto”, ha dichiarato Vicente Santilli, segretario SAPPE per il Piemonte, sottolineando come gli operatori si trovino sempre più spesso a gestire situazioni limite, ben oltre le loro mansioni di sicurezza.
Il contesto, segnato da sovraffollamento e tensione continua, rende ogni intervento un banco di prova estremo. Non si tratta solo di mantenere l’ordine, ma spesso di affrontare emergenze sanitarie e drammi umani nel cuore della notte, con risorse limitate.
Ancora più netta la posizione del segretario generale del SAPPE, Donato Capece: “Lavorare oggi nelle sezioni detentive è sempre più duro. Gli agenti sono esposti quotidianamente a stress, rischi e traumi continui. Servono tutele concrete e garanzie reali”.
Un appello che si fa denuncia: dietro ogni episodio critico, ricordano i rappresentanti sindacali, ci sono uomini e donne in divisa che portano sulle spalle il peso di un sistema che fatica a reggere. “Non possiamo essere lasciati soli”, ribadisce Santilli, chiedendo allo Stato un intervento deciso e immediato.
La richiesta è chiara: più sicurezza, supporto psicologico e condizioni di lavoro dignitose per la Polizia Penitenziaria. Perché quella che si consuma dietro le mura del carcere non è solo una crisi interna, ma il riflesso di un problema strutturale più ampio che riguarda l’intero sistema sociale e sanitario.
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